
Contrariamente a quanto si crede, i Tarocchi non “danno” idee, ma agiscono come uno specchio per rivelare i concetti e le soluzioni creative già presenti nel vostro inconscio.
- Il blocco creativo non è un vuoto, ma un ingorgo di messaggi inconsci che i Tarocchi aiutano a decodificare.
- L’approccio proiettivo e junghiano trasforma le carte da strumento di predizione a potente mezzo di autoanalisi psicologica.
Raccomandazione: Smettete di cercare l’ispirazione all’esterno e iniziate a usare i Tarocchi per dialogare attivamente con la vostra psiche: la vostra prossima grande opera è già lì che attende di essere scoperta.
La pagina bianca, la tela intonsa, il silenzio assordante di un progetto in stallo. Ogni creativo conosce l’angoscia del blocco, quella sensazione di vuoto sterile dove prima fluiva un fiume di idee. La reazione istintiva è cercare stimoli esterni: visitare mostre, leggere libri, guardare film, sperando che una scintilla casuale riaccenda il fuoco. Alcuni si rivolgono a strumenti non convenzionali, come i Tarocchi, trattandoli come un oracolo da cui estrarre magicamente una storia o un’immagine risolutiva. Questo approccio, sebbene comune, si ferma alla superficie e spesso delude, perché si basa su un presupposto errato.
Ma se la vera chiave non fosse cercare risposte all’esterno, bensì imparare a decifrare i messaggi che provengono dall’interno? E se i Tarocchi non fossero un distributore di idee, ma uno specchio archetipico capace di riflettere le dinamiche profonde del nostro inconscio? Questa è la prospettiva che cambia tutto. Il blocco creativo non è assenza di idee, ma un sovraccarico di intuizioni, paure e desideri non ancora verbalizzati. I Tarocchi, usati con un approccio psicologico e junghiano, diventano il linguaggio simbolico per dialogare con questa parte sommersa di noi stessi, trasformando l’impasse in una fertile conversazione interiore.
Questo articolo non vi insegnerà a predire il futuro della vostra opera, ma vi fornirà una mappa per esplorare la vostra geografia interiore. Scoprirete come una semplice pratica quotidiana possa affinare la vostra intelligenza emotiva, come trasformare un Arcano in un capitolo di diario evolutivo e come l’approccio proiettivo sveli i vostri meccanismi inconsci più radicati. Analizzeremo perché temere carte come la Morte sia un errore che impedisce la rinascita creativa e come padroneggiare gli impulsi distruttivi. Infine, vi guideremo nella scelta del mazzo più adatto per iniziare questo affascinante percorso di studio e auto-scoperta.
In questo percorso guidato, esploreremo insieme come trasformare i Tarocchi nel vostro più fidato alleato creativo. Il sommario che segue vi offre una visione d’insieme delle tappe fondamentali di questo viaggio all’interno della vostra psiche creativa.
Sommario: La mappa per dialogare con l’inconscio creativo tramite i Tarocchi
- Perché estrarre una carta ogni mattina aumenta la vostra intelligenza emotiva in 30 giorni?
- Come scrivere un diario evolutivo partendo dall’immagine di un Arcano estratto a caso?
- Proiezione o predizione: quale approccio ai Tarocchi svela meglio i vostri meccanismi inconsci?
- L’errore di temere la carta della Morte che vi impedisce di vedere la rinascita necessaria
- Quando usare i Tarocchi per capire il punto di vista del partner senza parlarci direttamente?
- Come domare i vostri istinti impulsivi seguendo l’esempio dell’Arcano della Forza?
- Canalizzazione o immaginazione attiva: quale processo state usando per creare la vostra opera?
- Marsigliesi o Rider-Waite: quale mazzo tradizionale scegliere per iniziare a studiare seriamente?
Perché estrarre una carta ogni mattina aumenta la vostra intelligenza emotiva in 30 giorni?
Iniziare la giornata con un’azione rituale, prima che il rumore del mondo esterno prenda il sopravvento, è un modo potente per sintonizzarsi con il proprio stato interiore. Estrarre una carta dei Tarocchi ogni mattina non è un atto divinatorio, ma un esercizio di mindfulness archetipica. La carta estratta diventa un “focus emotivo” per la giornata: un simbolo su cui proiettare le sensazioni del momento e osservarle senza giudizio. Questa pratica costante costruisce una competenza fondamentale per ogni creativo: l’intelligenza emotiva. Imparare a riconoscere, nominare e tracciare le proprie reazioni emotive di fronte a un’immagine simbolica è l’allenamento base per comprendere le correnti sotterranee che alimentano (o bloccano) la creatività.
Invece di chiedersi “cosa succederà oggi?”, la domanda diventa “quale energia o emozione questa carta risveglia in me adesso?”. Forse l’Imperatore evoca un bisogno di struttura e disciplina nel vostro lavoro, o la Luna porta a galla un’ansia indefinita che sabota la vostra concentrazione. Annotare queste risonanze crea un prezioso database del vostro mondo interiore. Con il tempo, noterete dei pattern ricorrenti: certi archetipi appaiono in momenti di stress, altri in fasi di grande ispirazione. Questo processo trasforma le emozioni da ostacoli ingestibili a dati utili, carburante per la vostra arte.
Caso di studio: Il successo di Intùiti
Un esempio lampante di questo approccio è il progetto Intùiti, nato al Politecnico di Milano. Queste carte, basate sulla struttura simbolica dei Tarocchi, sono state concepite non per predire, ma per stimolare processi creativi. Il successo del progetto, con oltre 30.000 creativi che le usano nel mondo, dimostra come l’interazione quotidiana con simboli archetipici sia un metodo efficace per sviluppare l’intelligenza emotiva e superare i blocchi, riconoscendo pattern e attivando l’ispirazione in modo strutturato.
In soli 30 giorni di pratica costante, non solo avrete una maggiore consapevolezza delle vostre dinamiche emotive, ma avrete anche accumulato un ricco materiale di spunti, conflitti e intuizioni. Avrete imparato a dialogare con voi stessi attraverso un linguaggio universale, ponendo le fondamenta per un processo creativo più autentico e resiliente. L’intelligenza emotiva non è un talento innato, ma un muscolo che può essere allenato, e i Tarocchi sono la vostra palestra personale.
Come scrivere un diario evolutivo partendo dall’immagine di un Arcano estratto a caso?
Una volta stabilita la pratica mattutina, il passo successivo è dare una struttura a questo dialogo interiore. Il diario evolutivo è molto più di un semplice registro di eventi; è un laboratorio alchemico in cui le reazioni grezze suscitate da un Arcano vengono trasformate in materiale narrativo e psicologico. Non si tratta di “descrivere” la carta, ma di usare la carta come portale per accedere alla propria immaginazione e al proprio vissuto. L’immagine diventa un pretesto per una sessione di scrittura automatica o riflessiva, un punto di partenza per esplorare liberamente pensieri, ricordi e fantasie.
Questo metodo trasforma il diario in uno strumento attivo di creazione. L’Eremita potrebbe ispirare una riflessione sulla solitudine necessaria al processo creativo, o una scena in cui un personaggio cerca una guida interiore. Gli Amanti potrebbero innescare un’analisi delle scelte duali che state affrontando nel vostro progetto, o la creazione di un dialogo tra due parti opposte di voi stessi. Come affermava il pioniere della psicologia del profondo, Carl Gustav Jung, i Tarocchi sono un alfabeto dell’inconscio. Nelle sue parole, come riportato nel suo seminario sull’immaginazione attiva del 1933:
Sono immagini psicologiche, simboli con cui si gioca, come l’inconscio sembra giocare con i suoi contenuti. Esse si combinano in certi modi, e le differenti combinazioni corrispondono al giocoso sviluppo degli eventi nella storia dell’umanità.
– Carl Gustav Jung, Seminario sull’immaginazione attiva
L’atto di scrivere un diario partendo da queste “immagini psicologiche” è un modo per partecipare attivamente a questo “gioco” dell’inconscio. È un processo che non solo genera contenuti per la vostra arte, ma favorisce anche una profonda comprensione di sé. Rileggendo le pagine a distanza di tempo, scoprirete i fili rossi della vostra psiche, i temi ossessivi, le paure ricorrenti e le aspirazioni segrete che informano, spesso inconsciamente, ogni vostra creazione.

Questo dialogo scritto tra voi e il simbolo diventa così un archivio vivente della vostra evoluzione come artisti e come individui. Il diario non è più solo un contenitore di pensieri, ma un vero e proprio partner creativo, uno spazio sicuro dove l’informe prende forma e il blocco si scioglie nella fluidità della narrazione personale.
Proiezione o predizione: quale approccio ai Tarocchi svela meglio i vostri meccanismi inconsci?
Qui tocchiamo il cuore della nostra tesi: la differenza cruciale tra usare i Tarocchi per predire il futuro e usarli per rivelare il presente della nostra psiche. L’approccio predittivo cerca risposte oggettive all’esterno (“troverò un editore?”), creando dipendenza e ansia. L’approccio proiettivo, invece, parte dal presupposto che ogni interpretazione di una carta sia una proiezione dei nostri contenuti interiori: speranze, paure, credenze e schemi mentali. La carta funziona come uno schermo bianco su cui proiettiamo il film del nostro mondo interiore. La domanda, quindi, non è “cosa dice la carta?”, ma “perché vedo questo nella carta, proprio ora?”.
Questo cambio di paradigma è radicale. Il Bagatto non è più solo la promessa di nuovi inizi, ma lo specchio del vostro senso di autoefficacia (o della sua mancanza). L’Appeso non predice un blocco, ma riflette la vostra sensazione di essere in stallo e vi invita a considerare un cambio di prospettiva. È un approccio profondamente responsabilizzante: il potere non è nelle carte, ma nella vostra capacità di leggere voi stessi attraverso di esse. Questo è il fondamento dell’approccio junghiano, che vede nei 22 Arcani Maggiori una rappresentazione degli archetipi fondamentali dell’inconscio collettivo.
Come evidenzia uno studio approfondito sulla psicologia dei tarocchi, l’interpretazione istintiva di una carta rivela molto più sulle proiezioni personali del consultante che su eventi futuri oggettivi. Ogni carta diventa un test di Rorschach simbolico. Riconoscere questi meccanismi proiettivi è il primo passo per smascherare le narrative auto-sabotanti che spesso sono la vera causa del blocco creativo. Se in ogni tiraggio vedete fallimento e ostacoli, probabilmente state proiettando una profonda paura del giudizio o la sindrome dell’impostore.
Per un creativo, questo è oro puro. Anziché lottare contro il blocco, potete iniziare a dialogare con le proiezioni che lo alimentano. Potete usare queste dinamiche per costruire personaggi più complessi, trame più ricche di conflitti interiori e opere che risuonano a un livello più profondo, perché nascono da un’autentica esplorazione della condizione umana, a partire dalla vostra.
L’errore di temere la carta della Morte che vi impedisce di vedere la rinascita necessaria
Nessuna carta spaventa un principiante più dell’Arcano XIII, spesso chiamato “La Morte”. Nell’immaginario collettivo, è un presagio di sventura, di fine letterale. Questo timore è l’esempio perfetto di come un’interpretazione superficiale e predittiva possa essere fuorviante e limitante. Da un punto di vista psicologico e creativo, la Morte è una delle carte più potenti e necessarie. Non simboleggia una fine, ma una trasformazione radicale: la fine di *un modo* di essere, di pensare o di creare, per far posto a qualcosa di nuovo. È lo scheletro che falcia via il superfluo, l’inverno che permette alla primavera di rinascere.
Per un artista in blocco, la carta della Morte è un invito potentissimo. Suggerisce che il blocco non è un fallimento, ma il segnale che un certo approccio, una certa idea o forse l’intero progetto nella sua forma attuale ha esaurito il suo potenziale vitale. Il terrore di “uccidere” il proprio lavoro, di tagliare scene, di buttare via capitoli o di cambiare radicalmente direzione è ciò che ci tiene prigionieri. La Morte ci incoraggia a fare proprio questo: a potare i rami secchi con coraggio per permettere alla linfa di fluire di nuovo. Come evidenzia un’analisi approfondita del simbolismo archetipico, ogni perdita può diventare un seme per una nuova crescita.
L’iconografia stessa della carta, attraverso i diversi mazzi, rafforza questo concetto di rinascita, non di annientamento. Osservare queste differenze può essere di per sé uno stimolo creativo.
| Mazzo | Rappresentazione | Simbolismo della rinascita |
|---|---|---|
| Marsiglia | Scheletro con falce, senza nome | Germogli di piante tra le membra falciate |
| Rider-Waite | Cavaliere scheletrico con bandiera | Sole che sorge all’orizzonte, rosa bianca di purezza |
| Visconti-Sforza | Scheletro con arco | Trasformazione attraverso il distacco preciso |
| Thoth (Crowley) | Figura danzante della trasformazione | Serpente e aquila, simboli di rinnovamento |
Temere la Morte significa aggrapparsi a ciò che non funziona più, condannandosi alla stagnazione. Accoglierla, invece, significa avere la lucidità di riconoscere cosa deve essere lasciato andare per poter progredire. Quando questa carta appare, il creativo saggio non si spaventa, ma si chiede: “Cosa devo tagliare? Quale vecchia pelle devo abbandonare per poter continuare a crescere?”. La risposta a questa domanda è spesso la chiave per superare il blocco più ostinato.
Quando usare i Tarocchi per capire il punto di vista del partner senza parlarci direttamente?
Questa domanda, apparentemente relazionale, nasconde una profonda verità sul processo creativo, specialmente per scrittori e sceneggiatori. L’impulso di usare i Tarocchi per “leggere la mente” di un’altra persona è un errore comune, radicato in un’ottica predittiva. È impossibile e eticamente discutibile. Tuttavia, possiamo riformulare la domanda in un modo psicologicamente e creativamente utile: “Come posso usare i Tarocchi per esplorare la mia *percezione* del punto di vista del partner?”. Questo sposta il focus dall’esterno all’interno, rendendo l’esercizio un potente simulatore di prospettive.
Quando tirate le carte chiedendo “cosa pensa Tizio di questa situazione?”, le carte non vi mostreranno la sua mente. Vi mostreranno uno specchio delle vostre proiezioni, delle vostre paure e delle vostre speranze riguardo a Tizio. Se esce il Cinque di Coppe (delusione), forse state proiettando la vostra paura di averlo deluso. Se esce il Sette di Spade (inganno), forse state proiettando la vostra insicurezza o un sospetto infondato. Riconoscere questo è illuminante: non state scoprendo l’altro, state scoprendo la narrazione che avete costruito su di lui.
Per un creativo, questa tecnica è una miniera d’oro. È l’allenamento perfetto per sviluppare l’empatia e costruire personaggi multidimensionali. Invece del partner, mettete uno dei vostri personaggi. Fate un tiraggio chiedendo: “Qual è il punto di vista del mio antagonista su questa scena?”. L’interpretazione che darete rivelerà il vostro punto cieco empatico verso quel personaggio. Vi permetterà di esplorare le sue motivazioni nascoste (o meglio, le motivazioni che il vostro inconscio è pronto a riconoscergli), rendendolo meno un cattivo stereotipato e più un essere umano complesso. Questo esercizio non serve a ottenere risposte, ma a porre domande migliori, ad approfondire la psicologia dei personaggi e a creare dinamiche relazionali più autentiche e sorprendenti nella vostra opera.
In questo senso, i Tarocchi diventano uno strumento per uscire dalla propria testa e “indossare” temporaneamente la prospettiva di un altro, non per spiarlo, ma per arricchire la propria comprensione della natura umana. È un esercizio di flessibilità psicologica che allena la mente a vedere il mondo (e le storie) da angolazioni multiple.
Come domare i vostri istinti impulsivi seguendo l’esempio dell’Arcano della Forza?
Il processo creativo non è solo un flusso gentile di ispirazione; è anche una lotta con demoni interiori. Uno dei più comuni è l’impulso distruttivo: la voglia improvvisa di cancellare tutto, la rabbia perfezionista che porta a stracciare un disegno, la frustrazione che si trasforma in procrastinazione aggressiva. L’Arcano della Forza (o Fortezza) offre una lezione magistrale su come gestire questa energia “bestiale”. La carta non mostra una donna che uccide il leone, ma una che, con calma e grazia, gli chiude le fauci. Non sta reprimendo la bestia, la sta integrando e canalizzando.

Questo è un insegnamento fondamentale. L’energia distruttiva non va combattuta, perché è spesso solo l’altro lato della medaglia della passione creativa. Più è forte la spinta a creare, più può essere violento il contraccolpo quando le cose non vanno come vorremmo. La Forza ci insegna a non avere paura di questa intensità. Invece di reprimerla (cosa che la renderebbe solo più feroce), dobbiamo avvicinarci, ascoltarla e darle una nuova direzione. L’impulso di “distruggere” può essere trasformato nell’energia necessaria per scrivere una scena di conflitto esplosivo. La frustrazione del perfezionismo può essere usata per rifinire un dettaglio con una precisione ossessiva, ma solo dopo averla riconosciuta e “domata”.
La vera forza creativa non risiede nell’assenza di istinti selvaggi, ma nella capacità di dialogare con essi. Quando sentite montare l’impulso distruttivo, fermatevi. Estraete la carta della Forza. Osservatela. Respirate. Chiedetevi: “Cosa vuole comunicarmi questa ‘bestia’? Quale bisogno insoddisfatto sta urlando?”. Forse è stanchezza, paura del fallimento o una semplice frustrazione tecnica. Una volta identificata la fonte, potete scegliere consapevolmente come usare quell’energia invece di subirla.
La Forza è l’archetipo della resilienza creativa. Ci ricorda che la nostra più grande potenza non deriva dall’eliminare le nostre parti oscure e impulsive, ma dall’avere il coraggio di integrarle, trasformando il veleno in medicina e l’ostacolo in un’insospettabile fonte di potere narrativo.
Il vostro piano d’azione: trasformare l’energia distruttiva in creatività
- Quando senti un impulso creativo distruttivo (es: cancellare tutto), estrai la carta della Forza.
- Scrivi l’impulso distruttivo su un foglio senza censure, lasciando che la “bestia” si esprima.
- Identifica quale bisogno nasconde questo impulso: paura del giudizio, perfezionismo, stanchezza?
- Trasforma l’energia: usa la rabbia che senti per scrivere una scena di conflitto o per dipingere con colori più audaci.
- Crea un “dialogo con il leone”: chiedi alla tua parte impulsiva cosa vuole comunicarti e ascolta la risposta senza giudizio, integrandola nel progetto.
Canalizzazione o immaginazione attiva: quale processo state usando per creare la vostra opera?
Molti artisti parlano dell’ispirazione come di qualcosa che “arriva dall’alto”, un’idea che viene “canalizzata” da una musa esterna. Questo approccio, sebbene romantico, può essere pericoloso. Ci rende passivi, in attesa di un’illuminazione che potrebbe non arrivare mai, e alimenta la sindrome dell’impostore (“non sono stato io a crearlo, mi è stato solo dato”). Esiste un’alternativa più potente e consapevole: l’immaginazione attiva, un concetto cardine della psicologia junghiana. Non si tratta di ricevere passivamente, ma di co-creare attivamente in un dialogo con il proprio inconscio.
L’immaginazione attiva è un metodo per dare forma e voce ai contenuti della nostra psiche. I Tarocchi sono uno strumento eccezionale per innescare questo processo. Quando estraete una carta e iniziate a interrogarla, a dialogare con le figure, a immaginare le loro storie, non state canalizzando un’entità esterna; state dando il via a una conversazione tra il vostro Io cosciente e le immense ricchezze del vostro inconscio. Come spiegano i Quaderni di Cultura Junghiana, questo processo è centrale per lo sviluppo personale e creativo:
L’immaginazione attiva è infatti un dialogo tra l’io e l’inconscio, un metodo potente ed efficace per volgere lo sguardo verso il mondo invisibile della nostra interiorità… Dando spazio e forma alla tensione implicita nel contrasto tra posizioni divergenti, l’immaginazione attiva si propone di creare simboli unificanti.
– Quaderni di Cultura Junghiana, L’immaginazione attiva: origini ed evoluzione
Questa distinzione è fondamentale per la sostenibilità del vostro processo creativo. La canalizzazione vi rende dipendenti da uno stato di grazia imprevedibile. L’immaginazione attiva, invece, è una competenza che potete sviluppare e allenare. Vi restituisce la piena autorialità e il controllo sul vostro lavoro. Non siete più un semplice tramite, ma un esploratore coraggioso che si avventura nel proprio mondo interiore per riportare alla luce tesori. Ogni personaggio che create, ogni trama che sviluppate, diventa il risultato di questo dialogo consapevole.
Capire quale processo state usando è semplice: se aspettate passivamente che l’ispirazione vi colpisca, state tentando di canalizzare. Se prendete una carta, la interrogate, scrivete, disegnate, e costruite attivamente un ponte tra la sua simbologia e il vostro mondo, state praticando l’immaginazione attiva. Questo secondo approccio non solo è più affidabile, ma è anche infinitamente più gratificante, perché ogni creazione diventa una testimonianza del vostro viaggio interiore e della vostra crescente maestria psicologica.
Da ricordare
- I Tarocchi non sono una fonte di idee esterne, ma uno specchio che riflette e struttura il vostro inconscio creativo.
- L’approccio proiettivo e psicologico è più potente di quello predittivo per superare i blocchi creativi.
- Carte temute come la Morte non indicano una fine, ma una necessaria trasformazione da accogliere con coraggio.
Marsigliesi o Rider-Waite: quale mazzo tradizionale scegliere per iniziare a studiare seriamente?
Una volta abbracciato l’approccio psicologico e introspettivo ai Tarocchi, la scelta dello strumento diventa un passo importante. I due sistemi più influenti e fondamentali nella tradizione occidentale sono i Tarocchi di Marsiglia e il mazzo Rider-Waite-Smith. La scelta tra i due non è solo estetica, ma condiziona profondamente il modo in cui dialogherete con il vostro inconscio. Non esiste una scelta “giusta” in assoluto, ma una scelta più adatta al vostro modo di pensare e di creare.
Il Tarocco di Marsiglia, con le sue immagini stilizzate e gli Arcani Minori “pip” (simboli numerologici non illustrati), richiede un approccio più astratto e strutturale. Costringe a imparare la grammatica dei simboli, dei colori e dei numeri. È come imparare una lingua: all’inizio è faticoso, ma una volta padroneggiata la struttura, permette una libertà interpretativa e un’intuizione pura immense. È spesso preferito da chi ha un pensiero più concettuale, come poeti, designer o musicisti.
Il mazzo Rider-Waite-Smith, d’altra parte, è stato rivoluzionario perché ha introdotto scene narrative illustrate per tutti i 78 Arcani. Questo lo rende molto più immediato e accessibile, specialmente per i principianti. Ogni carta è una piccola storia in sé, un’istantanea che stimola direttamente l’immaginazione narrativa. È lo strumento ideale per chi lavora con lo storytelling, come scrittori, sceneggiatori e registi, perché fornisce spunti di trama e di personaggi pronti all’uso. In un certo senso, il Marsiglia stimola l’emisfero sinistro (struttura, logica), mentre il Rider-Waite parla più direttamente all’emisfero destro (immaginazione, narrazione).
| Aspetto | Tarocchi di Marsiglia | Rider-Waite | Ideale per |
|---|---|---|---|
| Arcani Minori | Simboli astratti e numerologici | Scene narrative illustrate | Marsiglia: poeti, designer / RW: scrittori |
| Stile visivo | Geometrico, essenziale | Figurativo, dettagliato | Marsiglia: pensiero astratto / RW: storytelling |
| Approccio mentale | Emisfero sinistro (strutturale) | Emisfero destro (visivo) | Marsiglia: intuizione pura / RW: narrazione |
| Difficoltà iniziale | Alta (richiede studio simbolico) | Media (immagini autoesplicative) | Principianti: iniziare con RW |
Oggi, fortunatamente, non è più necessario fare una scelta esclusiva. Il mondo dei Tarocchi sta vivendo un’incredibile rinascita, con artisti contemporanei che creano mazzi ibridi. Come dimostra il recente revival delle illustrazioni dei Tarocchi, molti artisti moderni fondono la struttura rigorosa del Marsiglia con la ricchezza narrativa del Rider-Waite, creando nuovi linguaggi visivi. La scelta iniziale, tuttavia, plasma il vostro apprendimento: iniziare con il Rider-Waite può facilitare l’ingresso nel mondo dei simboli, per poi passare al Marsiglia per un’analisi più profonda e strutturale. L’importante è scegliere il mazzo che, in questo momento, sentite “parlare” più chiaramente alla vostra anima creativa.
Iniziare questo viaggio con i Tarocchi è una decisione di dedicarsi a un’esplorazione profonda e continua di sé. Scegliete il vostro mazzo, aprite il vostro diario e preparatevi ad ascoltare. La vostra prossima grande opera non aspetta altro che questo dialogo abbia inizio.
Domande frequenti su Tarocchi e processo creativo
Qual è la differenza tra canalizzazione e immaginazione attiva nei tarocchi?
La canalizzazione implica ricevere passivamente informazioni che si percepiscono come esterne, attendendo un’ispirazione che “arriva”. L’immaginazione attiva, un concetto sviluppato da Carl Jung, è invece una co-creazione conscia: un dialogo intenzionale con le immagini e i simboli che emergono dal proprio inconscio, stimolato dalle carte. In questo processo, siete autori attivi, non semplici ricevitori.
Come posso capire se sto canalizzando o usando l’immaginazione attiva?
È una questione di atteggiamento. Se state aspettando passivamente che un’idea “scenda” o che la carta vi “dica” cosa fare, state tentando di canalizzare. Se, invece, state interrogando la carta, scrivendo liberamente su di essa, cercando connessioni personali e costruendo attivamente un significato, allora state praticando l’immaginazione attiva. Siete voi a guidare il dialogo.
Perché l’immaginazione attiva è più sostenibile per la creatività?
Perché vi restituisce il potere e l’autorialità. La dipendenza dalla “canalizzazione” o dall’ispirazione esterna è fragile e può portare a lunghi periodi di blocco e alla sindrome dell’impostore. L’immaginazione attiva, invece, è una competenza che si può allenare e affinare. Vi rende consapevoli artefici del vostro processo creativo, capaci di generare idee e superare i blocchi in modo autonomo e affidabile.