
Il Kundalini Yoga non è una scorciatoia spirituale, ma una tecnologia precisa per riprogrammare il sistema nervoso e smantellare le dipendenze alla radice.
- Il suo potere risiede nell’applicazione rigorosa di kriya, mantra e pranayama per modificare gli schemi subconsci.
- La sicurezza è prioritaria: forzare l’energia senza una guida esperta può portare a destabilizzazione psicologica.
Raccomandazione: Approcciate la pratica con disciplina, rispetto per i vostri limiti e la consapevolezza che la vera trasformazione richiede pazienza e un corretto contenimento energetico.
Affrontare una dipendenza comportamentale, che si tratti di fumo, cibo, schemi relazionali tossici o procrastinazione cronica, è come tentare di cambiare la rotta di un fiume con le mani. La forza di volontà può arginare il flusso per un po’, ma la corrente sotterranea degli automatismi subconsci alla fine prevale. Molti cercano soluzioni esterne, senza rendersi conto che la chiave del cambiamento risiede all’interno, nella complessa rete del nostro sistema nervoso. Le pratiche olistiche vengono spesso proposte come un’alternativa, ma poche possiedono la precisione e la potenza del Kundalini Yoga.
L’errore comune è vedere il Kundalini Yoga come una semplice ginnastica spirituale o una via per un benessere vago e passeggero. Questa visione ne sottovaluta enormemente la natura. Se la vera chiave per spezzare le catene delle abitudini non fosse la lotta, ma la riprogrammazione? Il Kundalini Yoga va approcciato come una vera e propria tecnologia sacra: un sistema integrato di asana (posizioni), pranayama (tecniche di respiro), mantra (suoni vibratori), mudra (gesti delle mani) e meditazione. Ogni componente è progettato per agire in modo mirato sul sistema endocrino e nervoso, con lo scopo di risvegliare e gestire in sicurezza l’energia latente alla base della colonna vertebrale.
Questa non è una pratica da prendere alla leggera. Il suo potenziale trasformativo è direttamente proporzionale ai suoi rischi se affrontata con superficialità. L’obiettivo di questa guida, scritta dalla prospettiva di un insegnante attento alla tecnica e alla sicurezza, non è promettere soluzioni magiche. È fornire una mappa chiara per utilizzare questo strumento con rispetto e intelligenza, per smantellare le dipendenze dall’interno, costruendo un sistema nervoso così forte e resiliente da rendere gli vecchi schemi obsoleti. Questo percorso richiede rigore, pazienza e, soprattutto, una profonda comprensione dei suoi meccanismi e protocolli di sicurezza.
In questo articolo, esploreremo in dettaglio le tecniche fondamentali, i potenziali ostacoli emotivi e i protocolli di sicurezza indispensabili. Analizzeremo perché certi esercizi sono sconsigliati in determinate condizioni e come gestire l’intensa energia che questa pratica smuove, per una trasformazione profonda e soprattutto sicura.
Sommario: Guida alla pratica sicura del Kundalini Yoga per le dipendenze
- Perché il “Sa Ta Na Ma” migliora la memoria e riduce l’Alzheimer secondo la scienza?
- Cosa fare se dopo una lezione di Kundalini vi sentite tristi o arrabbiati senza motivo?
- Benefici o rischi: chi dovrebbe evitare assolutamente il respiro di fuoco per la pressione alta?
- L’errore di forzare l’energia senza una guida che può causare psicosi temporanee
- Perché i praticanti di Kundalini si vestono di bianco e coprono la testa (spiegazione energetica)?
- Come gestire l’alta tensione nervosa se avete un 11 o un 22 nel vostro profilo numerologico?
- Cosa fare se non riuscite a visualizzare la “spiaggia tropicale” suggerita dalla guida?
- Quali asana praticare al mattino per sbloccare la rigidità della schiena e della mente?
Perché il “Sa Ta Na Ma” migliora la memoria e riduce l’Alzheimer secondo la scienza?
Una delle meditazioni fondamentali nel Kundalini Yoga, spesso usata per lavorare sulle dipendenze, è il Kirtan Kriya, basato sul mantra “Sa Ta Na Ma”. Questo non è un semplice canto; è una tecnologia di riprogrammazione subconscia. Le sillabe rappresentano il ciclo della vita: Sa (nascita), Ta (vita), Na (morte), Ma (rinascita). La combinazione di suono, mudra (pressione sequenziale delle dita) e visualizzazione crea un potente effetto neuro-psicologico. La scienza moderna sta iniziando a confermare ciò che gli yogi sanno da secoli: questa pratica modifica attivamente il cervello.
Studi scientifici hanno evidenziato benefici tangibili. Ad esempio, la ricerca dell’Università della Pennsylvania dimostra che appena 12 minuti di pratica quotidiana possono migliorare significativamente la memoria e le funzioni cognitive. Questo è cruciale per chi lotta con una dipendenza, poiché le abitudini tossiche creano solchi neurali profondi. Il Kirtan Kriya agisce “arando” il campo della mente, permettendo di piantare nuovi semi. Un altro studio ha confrontato direttamente gli effetti del Kirtan Kriya con l’ascolto di musica di Mozart, rivelando che solo il gruppo di meditazione ha mostrato aumenti significativi del flusso sanguigno cerebrale in aree chiave per la memoria e l’attenzione.
Per applicare questa tecnica specificamente alle dipendenze, seguite questo protocollo rigoroso. La visualizzazione è fondamentale: immaginate l’energia sonora entrare dalla sommità del capo (il chakra della corona) e uscire dal punto tra le sopracciglia (il terzo occhio), disegnando una “L”. Questo percorso stimola le ghiandole pituitaria e pineale, centrali per la regolazione ormonale e la rottura dei cicli autodistruttivi.
- Fase 1 (2 minuti): Cantate il mantra “Sa Ta Na Ma” ad alta voce, premendo con il pollice in sequenza l’indice (Sa), il medio (Ta), l’anulare (Na) e il mignolo (Ma).
- Fase 2 (2 minuti): Sussurrate il mantra, continuando i movimenti precisi delle dita.
- Fase 3 (4 minuti): Ripetete il mantra silenziosamente nella vostra mente, mantenendo i mudra. Questa è la fase più profonda di riprogrammazione.
- Fase 4 (2 minuti): Tornate a sussurrare il mantra, sempre con i movimenti.
- Fase 5 (2 minuti): Concludete cantando nuovamente ad alta voce per integrare il cambiamento.
La costanza è più importante dell’intensità. Praticare quotidianamente, anche per un breve periodo, è il modo per riscrivere efficacemente i programmi che governano i vostri comportamenti.
Cosa fare se dopo una lezione di Kundalini vi sentite tristi o arrabbiati senza motivo?
È un’esperienza comune e, paradossalmente, un segnale che la pratica sta funzionando. Il Kundalini Yoga non è una pratica palliativa; è chirurgica. Agisce come una potente pulizia del subconscio. Anni di emozioni represse, traumi non elaborati e schemi mentali limitanti sono immagazzinati nel corpo e nel sistema energetico. Un kriya o una meditazione intensa possono smuovere questi blocchi, facendoli affiorare in superficie sotto forma di tristezza, rabbia, ansia o irritabilità apparentemente immotivate. Questo non è un passo indietro, è un rilascio necessario. L’errore più grande è spaventarsi e interrompere la pratica o, peggio, giudicare l’emozione come “negativa”.

La vostra prima responsabilità è creare un contenimento energetico. Invece di reagire o analizzare l’emozione, osservatela come un testimone neutrale. Accoglietela senza identificarvi con essa. La chiave è il radicamento (grounding): bevete acqua, mangiate qualcosa di nutriente, camminate a piedi nudi sull’erba, premete le mani e i piedi contro il pavimento. Queste azioni comunicano al vostro sistema nervoso che siete al sicuro. È fondamentale capire che queste ondate emotive sono transitorie. Tuttavia, se un’emozione intensa persiste per più di 24 ore o si trasforma in pensieri ossessivi, è imperativo fermarsi e consultare il proprio insegnante. Tentare di “spingere oltre” da soli è una forma di violenza energetica nota come “spiritual bypassing” e può essere destabilizzante.
Vostro piano d’azione: Audit dello schema emotivo
- Punti di contatto: Identificate le situazioni, persone o pensieri che scatenano la reazione emotiva o il comportamento compulsivo.
- Collecte: Annotate per una settimana quando e come si manifesta questo schema. Cosa sentite? Cosa fate? Cosa pensate subito prima?
- Coerenza: Confrontate questi dati con i vostri valori. Questo schema vi serve ancora o è un residuo del passato che sabota i vostri obiettivi attuali?
- Mémorabilité/émotion: Isolate la sensazione fisica centrale associata all’emozione (es. un nodo allo stomaco, una tensione alle spalle). Questa è l’impronta energetica.
- Plan d’intégration: Durante la prossima meditazione, invece di combattere lo schema, portate il respiro consapevole in quel punto fisico, senza giudizio, per iniziare a dissolverlo.
Questo processo trasforma l’emozione da un nemico da combattere a un prezioso informatore, una guida che vi mostra esattamente dove si trova il blocco da sciogliere.
Benefici o rischi: chi dovrebbe evitare assolutamente il respiro di fuoco per la pressione alta?
Il Respiro di Fuoco (Agni Pran) è una delle tecniche di respirazione più potenti e caratteristiche del Kundalini Yoga. È un respiro rapido, ritmico e continuo, eseguito attraverso il naso, con un’enfasi uguale su inspirazione ed espirazione, mosso dalla contrazione del punto dell’ombelico. I suoi benefici sono immensi: purifica il sangue, rafforza il sistema nervoso, aumenta la vitalità e carica il campo elettromagnetico. È un vero e proprio motore energetico per la pratica. Tuttavia, come ogni strumento potente, deve essere usato con cognizione e rispetto. Ignorarne le controindicazioni è pericoloso e irresponsabile.
La regola fondamentale è: in caso di dubbio, non farlo. Esistono sempre alternative sicure ed efficaci. La controindicazione più nota riguarda la pressione sanguigna alta. Il Respiro di Fuoco aumenta temporaneamente la pressione e il battito cardiaco. Per un sistema cardiovascolare sano, questo è un allenamento benefico; per chi soffre di ipertensione non controllata, può rappresentare uno stress eccessivo e rischioso. Allo stesso modo, dovrebbe essere evitato durante la gravidanza, il ciclo mestruale intenso, o in presenza di problemi cardiaci, glaucoma, ernie o ulcere non trattate. Un insegnante competente offrirà sempre un’alternativa, come la Respirazione Lunga e Profonda, che calma il sistema nervoso e fornisce benefici senza sovraccaricarlo.
La tabella seguente, basata su linee guida consolidate, offre un quadro chiaro delle condizioni che richiedono cautela e delle alternative sicure da adottare. La vostra sicurezza è la priorità assoluta; ascoltare il proprio corpo è il primo insegnamento dello yoga.
| Condizione | Rischio | Alternativa Raccomandata |
|---|---|---|
| Pressione alta | Stress eccessivo sul sistema cardiovascolare | Respirazione Lunga e Profonda |
| Gravidanza | Contrazioni addominali intense possono stressare utero e feto | Respirazione dolce addominale |
| Problemi cardiaci | Aumento rapido del ritmo cardiaco | Sitali Pranayama (respiro rinfrescante) |
| Glaucoma | Aumento pressione intraoculare | Meditazione statica con focus sul respiro naturale |
| Ciclo mestruale | L’intenso impegno addominale può esacerbare i sintomi | Nadi Shodhana (respirazione a narici alternate) |
Praticare con intelligenza significa conoscere sia il potenziale che i limiti di ogni tecnica. La vera maestria non sta nel forzare, ma nel saper adattare la pratica al proprio stato psico-fisico del momento.
L’errore di forzare l’energia senza una guida che può causare psicosi temporanee
Il concetto di “risveglio della Kundalini” è spesso romanticizzato e frainteso. Viene immaginato come un’esplosione di beatitudine e illuminazione istantanea. La realtà è molto più complessa e richiede un’enorme preparazione. L’energia Kundalini è il potenziale creativo latente in ogni essere umano. Quando viene risvegliata, è come aprire una diga: una quantità immensa di energia (prana) e informazioni (contenuti del subconscio) inonda il sistema nervoso. Se il sistema non è stato adeguatamente preparato, pulito e rinforzato, il risultato non è l’illuminazione, ma un cortocircuito energetico. Questo può manifestarsi come ansia acuta, insonnia, disorientamento, sensazioni fisiche incontrollabili e, nei casi più gravi, episodi di psicosi temporanea.
L’errore più grave che un praticante possa commettere è cercare di forzare questo processo, spinto dall’ego o dall’impazienza, specialmente senza la supervisione di una guida esperta. Praticare kriya trovati online senza un contesto, senza una preparazione adeguata e senza la capacità di gestire ciò che emerge è come giocare con il fuoco. Come spiega un esperto, pochissime persone sono in grado di mantenere la Kundalini completamente risvegliata in modo stabile; per la maggior parte delle persone, è un’esperienza che si attiva e poi torna dormiente, lasciando dietro di sé il lavoro di integrazione. Serve un allenamento e un controllo sulla propria energia che si costruiscono in anni di pratica disciplinata, non in un weekend intensivo.
Una guida qualificata non è un lusso, ma una necessità. L’insegnante funge da “trasformatore” esterno: aiuta a regolare l’intensità della pratica, fornisce le tecniche di radicamento necessarie per gestire i picchi energetici e offre un contenitore sicuro per elaborare le intense esperienze emotive e psicologiche che possono emergere. Tentare di navigare queste acque profonde da soli è un atto di superbia che può avere conseguenze serie. La via del Kundalini Yoga è un percorso di umiltà, pazienza e profondo rispetto per la potenza dell’energia con cui si lavora.
Perché i praticanti di Kundalini si vestono di bianco e coprono la testa (spiegazione energetica)?
L’immagine di un praticante di Kundalini Yoga, vestito interamente di bianco e con un turbante o un copricapo, può sembrare un dogma culturale o una scelta puramente estetica. In realtà, è parte integrante della tecnologia della pratica e ha una precisa funzione energetica. Ogni elemento è scelto per sostenere e ottimizzare il lavoro che si sta compiendo a livello sottile. Il vestiario non è un costume, ma uno strumento. Questa scelta consapevole amplifica gli effetti della pratica e aiuta a mantenere uno stato di coscienza elevato.

Il colore bianco, dal punto di vista della fisica, contiene tutti gli altri colori. Energeticamente, agisce in modo simile: non assorbe le energie esterne, ma le riflette. Questo crea una sorta di scudo protettivo, particolarmente utile quando si pratica in gruppo o si vive in ambienti urbani energeticamente densi. Inoltre, il bianco rafforza e proietta il proprio campo elettromagnetico, o aura. Secondo gli insegnamenti tradizionali del Kundalini Yoga, indossare abiti di cotone o altre fibre naturali di colore bianco può espandere l’aura di circa un metro. Un’aura forte e radiosa promuove la salute, la chiarezza mentale e la capacità di non farsi influenzare dalla negatività circostante.
Coprire la testa, solitamente con un turbante di cotone bianco, ha anch’esso una funzione specifica e cruciale. Durante la pratica, un’enorme quantità di energia viene richiamata verso i chakra superiori. Il turbante agisce come un sistema di contenimento e regolazione. I molteplici giri di stoffa esercitano una leggera e costante pressione sulle ossa del cranio, che a loro volta influenzano le ghiandole pituitaria e pineale e il punto del terzo occhio. Questo aiuta a focalizzare la mente, a stabilizzare l’energia che sale e a mantenere l’integrità del campo aurico intorno alla testa. È come mettere un coperchio su una pentola in ebollizione: permette alla pressione di salire in modo controllato, senza disperdersi. Questa disciplina esteriore supporta e rafforza la disciplina interiore.
Come gestire l’alta tensione nervosa se avete un 11 o un 22 nel vostro profilo numerologico?
Nella numerologia tantrica, strettamente legata al Kundalini Yoga, i Numeri Maestri 11 e 22 indicano un potenziale spirituale e una sensibilità fuori dal comune. Chi possiede questi numeri nel proprio profilo ha un sistema nervoso che funziona come un’antenna ad alta frequenza: capace di captare informazioni sottili e di avere intuizioni profonde, ma anche estremamente suscettibile al sovraccarico energetico. Questa ipersensibilità si traduce spesso in un’alta tensione nervosa, ansia, e la sensazione di essere costantemente “sotto pressione”. È fondamentale non interpretare questa caratteristica come un difetto, ma come l’effetto collaterale di un dono.
Come sottolinea l’esperta Sangeet Kaur, questa predisposizione non è un problema da risolvere, ma un potenziale da gestire con strumenti adeguati. In una delle sue lezioni sulla gestione energetica, ha affermato:
I Numeri Maestri 11 e 22 non sono un problema ma un ‘dono’ di alta sensibilità. Il loro sistema nervoso agisce come un’antenna ad alta frequenza, facilmente soggetta a sovraccarico. La tensione è un effetto collaterale del loro potenziale, non un difetto.
– Sangeet Kaur, Workshop sulla gestione energetica per profili numerologici
Per queste persone, il Kundalini Yoga non è solo utile, è essenziale. Ma deve essere approcciato con un’enfasi ancora maggiore sul radicamento e sulla stabilizzazione. Le pratiche che ripuliscono il subconscio e rafforzano il sistema nervoso sono cruciali. Meditazioni che utilizzano mantra specifici, mudra che bilanciano gli emisferi cerebrali e tecniche di respiro lento e profondo aiutano a “isolare i cavi” del sistema nervoso, permettendogli di gestire un voltaggio energetico più alto senza andare in cortocircuito. L’obiettivo non è spegnere l’antenna, ma imparare a regolare il suo volume, radicando l’energia in eccesso nella terra e trasformando la tensione nervosa in una carica creativa e intuitiva.
Cosa fare se non riuscite a visualizzare la “spiaggia tropicale” suggerita dalla guida?
Durante una meditazione guidata, l’insegnante potrebbe suggerire di visualizzare un’immagine rilassante, come una “spiaggia tropicale” o una “foresta incantata”. Per molte persone, questo è un ostacolo insormontabile. Se la vostra mente rimane vuota o produce solo immagini sgranate e poco convincenti, potreste sentirvi frustrati o pensare di “sbagliare” la meditazione. È un errore comune e una fonte di stress inutile. La verità è che la visualizzazione è solo uno dei tanti canali sensoriali, e non è il canale dominante per tutti. Insistere nel voler “vedere” a tutti i costi quando la propria predisposizione è cinestesica (basata sulle sensazioni fisiche) o uditiva è controproducente.
Il requisito fondamentale del Kundalini Yoga non è la capacità di visualizzazione, ma la ricerca della Consapevolezza, momento per momento. Se siete un tipo cinestesico, ignorate l’invito a “vedere” la spiaggia e concentratevi invece sul “sentirla”. Focalizzatevi sulle sensazioni fisiche: il calore del sole sulla pelle, la consistenza della sabbia sotto i piedi, la carezza della brezza sul viso. Se il vostro canale è uditivo, concentratevi sui suoni: il fruscio delle onde, il canto degli uccelli esotici, il suono del vostro stesso respiro. La meditazione funzionerà ugualmente, forse anche meglio, perché starete utilizzando il vostro canale percettivo primario invece di lottare con uno secondario.
Se desiderate comunque sviluppare la capacità di visualizzazione, potete praticare per alcuni minuti prima della meditazione principale il mantra “Ong Namo Guru Dev Namo” (l’Adi Mantra), concentrandovi intensamente sul punto tra le sopracciglia. Questo aiuta a risvegliare l’occhio interiore. Ma ricordate, non è un obbligo. La pratica si adatta a voi. Ecco alcune alternative da esplorare in base al vostro canale dominante:
- Canale uditivo: Concentratevi sui suoni del mantra, sulla risonanza della vostra voce all’interno del cranio e del petto.
- Canale cinestesico: Focalizzatevi sulla sensazione fisica del movimento delle dita nei mudra, sulla pressione dei polpastrelli, sulla postura della colonna vertebrale.
- Canale olfattivo/gustativo: Immaginate profumi o sapori associati al rilassamento, come l’incenso, il profumo del mare o il sapore di un frutto tropicale.
- Canale emotivo: Invece di cercare un’immagine, connettetevi direttamente con la sensazione di pace, sicurezza o espansione che l’immagine dovrebbe evocare.
La vera pratica è rimanere presenti con ciò che c’è, non forzare qualcosa che non c’è.
Da ricordare
- Il Kundalini Yoga è una tecnologia precisa per la riprogrammazione del subconscio, non una soluzione rapida.
- La sicurezza è la priorità: conoscere le controindicazioni e l’importanza di una guida è fondamentale per evitare destabilizzazioni.
- La pratica agisce portando a galla blocchi emotivi; imparare a gestirli con radicamento e senza giudizio è parte del processo di guarigione.
Quali asana praticare al mattino per sbloccare la rigidità della schiena e della mente?
La rigidità che sentiamo al mattino, sia nella schiena che nella mente, è spesso il risultato di un ristagno energetico accumulato durante la notte. Il sonno processa le esperienze del giorno, ma a volte le tensioni e i pensieri rimangono “congelati” nel corpo. Iniziare la giornata con una breve sequenza mirata di asana del Kundalini Yoga può fare una differenza profonda, non solo a livello fisico ma anche mentale. L’obiettivo non è una performance acrobatica, ma risvegliare dolcemente il flusso di prana (energia vitale) lungo la colonna vertebrale, che è l’asse centrale del nostro sistema nervoso.

Una delle sequenze più efficaci e semplici è basata sulle flessioni spinali. Questi movimenti agiscono come una pompa, stimolando il flusso del liquido cerebrospinale e massaggiando gli organi interni. Questo non solo aumenta la flessibilità fisica, ma porta anche chiarezza e prontezza alla mente. Ricordate di coordinare sempre il movimento con il respiro: inspirate durante l’apertura (flessione in avanti) ed espirate durante la chiusura (curvatura all’indietro). Questo sincronismo è la chiave per trasformare un semplice esercizio fisico in una pratica energetica.
Ecco una sequenza base da praticare per 3-5 minuti ogni mattina:
- Flessioni spinali da seduti: Sedetevi a gambe incrociate (Posizione Facile), afferrando le caviglie. Inspirando, inarcate la colonna in avanti, aprendo il petto. Espirando, curvate la schiena all’indietro. Mantenete la testa stabile. Continuate ritmicamente per 1-2 minuti.
- Posizione del Gatto/Mucca (Marjaryasana/Bitilasana): Mettetevi a quattro zampe. Inspirando, inarcate la schiena verso il basso, guardando in avanti (Mucca). Espirando, curvate la schiena verso l’alto, portando il mento al petto (Gatto). Questo movimento scioglie ogni singola vertebra. Praticate per 1-2 minuti.
- Torsioni spinali da seduti: Sempre in Posizione Facile, appoggiate le mani sulle spalle, con i pollici dietro e le altre dita avanti. Inspirate ruotando il busto a sinistra, espirate ruotando a destra. La testa segue il movimento. Questo massaggia gli organi e rilascia la tensione dai muscoli laterali del tronco. Continuate per 1 minuto.
Concludete rimanendo seduti in silenzio per un minuto, osservando le sensazioni nel corpo e la nuova chiarezza nella mente. Questa breve routine è un investimento potente per iniziare la giornata con un sistema nervoso sveglio e una mente libera dalla nebbia mattutina, pronti ad affrontare le sfide senza ricadere negli vecchi schemi.
Ora che avete compreso i principi fondamentali, le tecniche e i protocolli di sicurezza, il passo successivo è applicare questa conoscenza con disciplina e coerenza. Per trasformare realmente le vostre abitudini, iniziate a integrare una breve pratica quotidiana, partendo dalle tecniche più sicure e fondamentali, e considerate seriamente la possibilità di farvi seguire da un insegnante qualificato per un percorso più profondo.
Domande frequenti sul Kundalini Yoga e la gestione delle emozioni
È normale sentirsi emotivamente destabilizzati dopo una sessione?
Sì, è assolutamente normale e spesso è un segno che la pratica sta funzionando in profondità. Il Kundalini Yoga lavora per portare alla luce e metabolizzare blocchi emotivi e schemi mentali limitanti. La pratica vi porta in uno spazio di consapevolezza dove potete accogliere queste emozioni invece di reprimerle, iniziando così il vero processo di guarigione.
Quanto possono durare queste emozioni intense?
Solitamente, l’ondata emotiva è transitoria e si risolve nel giro di poche ore. Tuttavia, se un’emozione particolarmente intensa persiste per più di 24 ore o se emergono pensieri ossessivi, è un segnale importante. In questo caso, è fondamentale fermarsi e consultare una guida esperta per evitare il rischio di “spiritual bypassing”, ovvero usare la spiritualità per evitare di affrontare i propri problemi psicologici.
Cosa fare se sono un tipo cinestesico e non riesco a ‘vedere’ immagini?
Concentratevi sulle sensazioni fisiche piuttosto che sulle immagini visive. Se la guida suggerisce una spiaggia, sentite il calore del sole sulla pelle, la brezza marina sul viso o la consistenza della sabbia sotto i piedi. La meditazione è ugualmente efficace quando si utilizza il proprio canale sensoriale predominante, che sia esso fisico, uditivo o visivo.