Ritratto di donna che distingue tra intuizione e ansia attraverso la consapevolezza sensoriale
Pubblicato il Marzo 15, 2024

In sintesi:

  • La confusione tra intuito e ansia deriva dalla mancanza di un metodo di calibrazione, non da un difetto di percezione.
  • È possibile distinguere i due segnali applicando protocolli di auto-osservazione che analizzano la qualità emotiva, temporale e fisica della sensazione.
  • Tenere un diario strutturato delle intuizioni e dei loro esiti è il modo più efficace per validare le proprie percezioni e costruire fiducia nel tempo.

Quella stretta allo stomaco prima di prendere una decisione importante, quella strana esitazione prima di entrare in una stanza, quel pensiero improvviso che ci suggerisce di cambiare strada. È un avvertimento, una percezione extrasensoriale che cerca di guidarci, o è solo il prodotto di un’ansia immotivata, un’eco di paure passate? Per le persone particolarmente sensibili, questa domanda non è un esercizio filosofico, ma un’esperienza quotidiana che può generare profondo malessere e insicurezza. Si vive costantemente in bilico, incapaci di fidarsi di sé stessi e delle proprie sensazioni.

Il consiglio più comune, “ascolta il tuo istinto”, si rivela spesso frustrante e inefficace. Come si può ascoltare una voce se non si riesce a distinguerla dal frastuono di fondo del dialogo mentale? Molti cercano soluzioni in pratiche disparate, dalla geobiologia per analizzare le energie ambientali come i nodi di Hartmann, fino all’uso di strumenti come la cristallomanzia, sperando di trovare una risposta esterna. Sebbene utili, questi approcci non risolvono il problema alla radice: la mancanza di un metodo di discernimento interiore.

E se la chiave non fosse cercare conferme esterne, ma trasformare sé stessi in un laboratorio di percezione? L’approccio proposto qui è radicalmente diverso: l’intuizione non è un dono mistico, ma un’abilità percettiva allenabile. Per distinguerla dall’ansia, è necessario smettere di sperare e iniziare a misurare. Si tratta di applicare protocolli di auto-osservazione rigorosi, dove ogni sensazione viene analizzata come un dato, permettendo una progressiva calibrazione percettiva. L’obiettivo è imparare a separare il “segnale” intuitivo dal “rumore” ansioso.

Questo articolo fornirà una serie di protocolli operativi, strumenti diagnostici ed esercizi pratici per intraprendere questo percorso. Esploreremo come testare le proprie percezioni nella vita di tutti i giorni, come analizzarne le caratteristiche distintive e come validarle sistematicamente, fino a costruire una solida fiducia nella propria guida interiore.

Perché provare a “indovinare” chi vi sta chiamando è il miglior allenamento quotidiano per l’intuito?

L’idea di “indovinare” chi sta chiamando prima di guardare il telefono non è un gioco di società, ma il più semplice e accessibile degli esperimenti controllati per allenare il muscolo intuitivo. Questo esercizio trasforma un evento banale e quotidiano in un’opportunità di calibrazione percettiva. Il suo valore non risiede nella percentuale di successo, ma nel processo di osservazione del proprio stato interiore al momento della percezione. L’obiettivo è imparare a riconoscere la qualità di un’impressione spontanea, prima che la mente razionale inizi a produrre deduzioni logiche (“Potrebbe essere Marco, doveva richiamarmi”).

Questo non è un fenomeno puramente mistico. La ricerca scientifica supporta l’esistenza di processi cognitivi ultra-rapidi che operano al di sotto della soglia della coscienza. Lo psicologo Gary Klein, studiando le decisioni in situazioni di emergenza, ha scoperto che i professionisti, come i vigili del fuoco, non si affidano a un’analisi razionale pro e contro, ma a un’intuizione basata sull’esperienza accumulata. Il loro cervello riconosce schemi impercettibili e produce una “sensazione” che guida all’azione corretta. L’esercizio del telefono sfrutta un meccanismo simile, allenandoci a catturare questi flash precognitivi prima che svaniscano.

Mano sospesa sopra un telefono che squilla, con un'aura energetica che simboleggia l'intuizione che emerge prima del contatto.

La pratica costante, applicata anche ad altre micro-situazioni come intuire l’arrivo dell’ascensore o quale semaforo diventerà verde, crea un database esperienziale. Con il tempo, si impara a distinguere la sensazione fisica di un’intuizione “pulita” da un semplice pensiero desiderante. È il primo passo per costruire un vocabolario di sensazioni affidabili.

Per trasformare questo esercizio in un vero e proprio protocollo, è essenziale seguire alcuni passaggi strutturati. Quando il telefono squilla, il primo istinto è rispondere. L’allenamento consiste nell’interrompere questo automatismo per creare uno spazio di ascolto. Il protocollo si articola in tre fasi precise: pausa, domanda e accoglienza passiva. Ogni fase è progettata per isolare il segnale intuitivo dal rumore mentale. Questo metodo non solo affina l’intuito, ma aumenta anche la consapevolezza dei propri processi mentali.

Come ascoltare la voce interiore senza confonderla con il dialogo mentale ossessivo?

La sfida più grande per una persona ipersensibile è discernere il segnale intuitivo dal rumore di fondo dell’ansia. Entrambe le voci sembrano provenire dall’interno e pretendono di offrire informazioni vitali sul futuro, ma una è una bussola, l’altra una sirena d’allarme difettosa. Confonderle porta a decisioni basate sulla paura, alimentando un circolo vizioso di sfiducia e stress. La chiave per distinguerle non è un’abilità innata, ma l’applicazione di un’analisi quasi clinica, un vero e proprio test di qualità della sensazione.

La ricerca parapsicologica ha tentato di isolare questi fenomeni. Studi come quelli di Milan Ryzl sull’ipnosi hanno dimostrato che le percezioni extrasensoriali possono essere monitorate e indotte in laboratorio. Ryzl ha scoperto che in uno stato di profonda concentrazione, al confine tra sonno e veglia, quando la mente è focalizzata su un singolo pensiero, è possibile accedere a intuizioni ESP nel momento in cui si riesce a “oltrepassare” anche quell’ultimo pensiero. Questo suggerisce che l’intuizione emerge nel silenzio mentale, mentre l’ansia è, per sua natura, rumore.

Per applicare questo principio nella pratica, è necessario un foglio di lavoro diagnostico che permetta di valutare ogni sensazione incerta sulla base di criteri oggettivi. Invece di chiedersi “Cosa sto sentendo?”, la domanda diventa “Come lo sto sentendo?”. L’analisi si sposta dal contenuto del messaggio alla sua forma e al suo impatto sul sistema psico-fisico.

Il seguente strumento comparativo serve a questo scopo. Va utilizzato come una checklist ogni volta che emerge una forte sensazione riguardo a una decisione o a una situazione futura, per determinare se si tratta di un segnale intuitivo o di un sintomo ansioso. Le differenze, una volta imparato a riconoscerle, sono nette e inconfondibili.

Test di Qualità della Sensazione: Intuizione vs Ansia
Caratteristica Intuizione Ansia
Qualità emotiva Neutra, calma, fattuale Emotiva, drammatica, agitata
Tipo di comunicazione Parole singole (‘Vai’, ‘Aspetta’, ‘No’) Frasi complesse e interrogative (‘E se…?’)
Orientamento temporale Presente immediato Futuro catastrofico
Manifestazione fisica Espansione nel plesso solare o caduta nello stomaco localizzata Costrizione petto/gola, respiro corto generalizzato
Frequenza Singola impressione chiara Ripetitiva e ossessiva

Utilizzare questo schema non è un atto di fede, ma un esercizio di auto-osservazione scientifica. Annotare le proprie scoperte in un diario (come vedremo più avanti) permette di creare una mappa personalizzata delle proprie reazioni, rendendo il processo di discernimento sempre più rapido e automatico.

Sentire o assorbire: quale meccanismo vi fa stare male quando entrate in una stanza affollata?

Entrare in un luogo affollato e sentirsi improvvisamente stanchi, irritabili o ansiosi è un’esperienza comune per le persone empatiche. L’errore più frequente è interpretare queste sensazioni come proprie: “Sono ansioso” o “Sono a disagio”. In realtà, spesso non si tratta di un’emozione generata internamente, ma di un’informazione assorbita dall’ambiente. La distinzione è cruciale: “sentire” è un atto di percezione (clairsentience), mentre “assorbire” è un atto di fusione energetica per mancanza di confini. Il malessere deriva da questo secondo meccanismo.

Questo fenomeno non è puramente esoterico. La psicologia spiega come il nostro cervello elabori inconsciamente migliaia di segnali non verbali, come le microespressioni facciali, le posture e i toni di voce delle persone circostanti. Secondo studi psicologici sull’intuizione, queste informazioni vengono aggregate in una “sensazione” complessiva sull’ambiente, che noi etichettiamo come “buona o cattiva vibrazione”. Per un individuo con confini energetici porosi, questa percezione esterna non viene solo registrata, ma anche interiorizzata, come una spugna che assorbe l’acqua in cui è immersa.

Figura umana calma e a fuoco al centro di una folla in movimento e sfocata, a simboleggiare la sovranità energetica e confini empatici solidi.

La soluzione non è smettere di sentire, che equivarrebbe a spegnere un’importante fonte di informazione, ma smettere di assorbire. Si tratta di sviluppare una sorta di “pelle energetica” o sovranità energetica, che permette di osservare le informazioni emotive dell’ambiente senza esserne contaminati. Questo richiede un protocollo attivo di igiene energetica, da applicare ogni volta che si percepisce un cambiamento di stato emotivo non giustificato dalla propria situazione personale.

Una tecnica efficace è quella del “Ritorno al Mittente”. Non è un atto aggressivo, ma un semplice ripristino dei confini. Consiste nel riconoscere l’energia estranea, visualizzarla mentre si stacca dal proprio campo e restituirla simbolicamente alla sua fonte con un intento neutro o pacifico. Questo esercizio, praticato regolarmente, rafforza la consapevolezza della propria sfera personale e trasforma la sensibilità da un peso a uno strumento di navigazione sociale.

L’errore di sopprimere le intuizioni infantili che vi ha reso adulti insensibili e disconnessi

Molti adulti faticano a fidarsi del proprio intuito perché, da bambini, le loro percezioni sono state sistematicamente invalidate. Un bambino che dice “Quella persona non mi piace” o “Non voglio andare in quel posto” non sta esprimendo un capriccio, ma spesso una percezione intuitiva pura, non ancora filtrata dalla logica o dalla convenienza sociale. Sentirsi rispondere “Non essere sciocco, è una persona gentile” o “Dobbiamo andare, smettila” è un messaggio potente: ciò che senti è sbagliato, ciò che gli altri dicono è giusto. Questa ripetuta soppressione crea una disconnessione profonda, insegnandoci a ignorare la nostra bussola interiore a favore delle mappe fornite dagli altri.

Questo condizionamento è il principale responsabile della confusione tra intuito e ansia in età adulta. Avendo imparato a non fidarci delle nostre sensazioni primarie, le percepiamo come un disturbo, un rumore di fondo da ignorare. L’ansia, invece, con i suoi scenari catastrofici e la sua logica contorta, sembra più “razionale” e quindi più degna di attenzione. Recuperare la fiducia nell’intuito richiede un processo attivo di “archeologia interiore”, un lavoro per disseppellire e rivalutare quelle prime percezioni infantili.

L’intuizione non è un’invenzione moderna. Come sottolineato da una figura autorevole come il premio Nobel Alexis Carrel, essa è una capacità fondamentale ma spesso latente. La sua osservazione evidenzia come questa facoltà sia intrinseca all’essere umano, ma richieda le giuste condizioni per svilupparsi, condizioni spesso negate durante l’infanzia. Come affermava in una delle sue riflessioni, citata in pubblicazioni dedicate alla percezione, l’intuizione è una forma di conoscenza diretta. Secondo quanto riportato da un’analisi su percezioni extrasensoriali e facoltà latenti:

L’intuizione ‘paranormale’ si trova allo stato rudimentale in molte persone e si sviluppa in un piccolo numero d’individui, i quali non guardano, non cercano ma sanno.

– Alexis Carrel, fisiologo e chirurgo francese, Premio Nobel

Per riattivare questa capacità, è necessario un protocollo di recupero. Si tratta di un esercizio di riscrittura narrativa e validazione retroattiva, che permette di ricostruire il ponte con il proprio sé intuitivo. Questo non è un processo nostalgico, ma una riabilitazione percettiva. Bisogna dare sistematicamente spazio e ascolto a quella “voce” per un breve periodo ogni giorno, senza giudicarla, proprio come si farebbe con un bambino che sta imparando a parlare. Questo crea un ambiente interiore sicuro in cui l’intuito può tornare a manifestarsi.

Quando le coincidenze diventano prove: come tenere un diario delle intuizioni per 30 giorni?

Un’intuizione isolata può essere liquidata come una coincidenza. Due intuizioni corrette possono essere considerate fortuna. Ma un flusso costante di percezioni validate nel tempo non può essere ignorato. Diventa un dato. Ecco perché tenere un diario delle intuizioni è l’atto più scientifico e trasformativo che si possa compiere per distinguere l’intuito dall’ansia. Questo strumento trasforma le sensazioni soggettive in dati oggettivi e misurabili, creando un registro di prove inconfutabili della propria capacità percettiva.

La platitude “tieni un diario” è inutile senza una struttura rigorosa. Scrivere semplicemente “oggi ho avuto una brutta sensazione” non serve a nulla. Un diario efficace deve funzionare come un registro di laboratorio, catturando non solo l’intuizione, ma anche il contesto, lo stato emotivo e, soprattutto, la verifica successiva. È questo ciclo di ipotesi (l’intuizione), azione e verifica (il risultato) che costruisce la fiducia. Con il tempo, si iniziano a notare schemi, o “cluster di sincronicità”, che sono una caratteristica comune delle esperienze extrasensoriali. Le percezioni extrasensoriali, infatti, spesso non si manifestano come eventi isolati, ma tendono a raggrupparsi.

Le ricerche in parapsicologia suddividono le ESP in categorie precise: telepatia (conoscenza di contenuti mentali altrui), chiaroveggenza (conoscenza di una realtà oggettiva a distanza) e precognizione (conoscenza di eventi futuri non deducibili logicamente). Un diario ben tenuto permette di iniziare a classificare le proprie esperienze, capendo se si è più portati a percepire i pensieri, gli eventi o il futuro. Questo fornisce un livello di comprensione di sé molto più profondo.

Per iniziare questo esperimento di 30 giorni, è fondamentale utilizzare un template strutturato. Il seguente modello, come suggerito da guide sull’affinamento dell’intuito, è progettato per catturare tutte le variabili pertinenti e facilitare l’analisi retrospettiva. Compilarlo richiede solo pochi minuti al giorno, ma i suoi effetti sulla fiducia e sulla chiarezza sono cumulativi e profondi. I dati raccolti, secondo una guida all’uso pratico dell’intuito, diventano la base per un processo decisionale più consapevole.

Template strutturato per il Diario delle Intuizioni
Colonna Cosa registrare Esempio
Data/Ora Momento esatto dell’intuizione 15/02 – 14:35
Stato Emotivo Calmo/Ansioso/Neutro Calmo dopo meditazione
L’Intuizione Sensazione/pensiero esatto ‘Non prendere quella strada oggi’
Il Contesto Situazione circostante Prima di uscire per andare al lavoro
Azione Intrapresa Cosa hai fatto Ho preso percorso alternativo
Risultato/Verifica Cosa è successo Evitato incidente su strada abituale

Vedere o sentire: quale canale percettivo è più sviluppato in voi e come potenziarlo?

La percezione extrasensoriale non è un’esperienza monolitica; si manifesta attraverso canali diversi, proprio come i cinque sensi fisici. Alcune persone “vedono” le informazioni (chiaroveggenza) sotto forma di immagini mentali o simboli. Altre “sentono” (chiaroudienza) parole, suoni o una “voce” interiore. Altre ancora “percepiscono” a livello fisico ed emotivo (chiarosentenza), attraverso sensazioni corporee o un sapere improvviso. Identificare il proprio canale dominante è fondamentale per smettere di cercare segnali nel posto sbagliato e per iniziare a potenziare il proprio punto di forza naturale.

Confondere il proprio canale può essere una fonte di grande frustrazione. Una persona con un canale visivo dominante che si sforza di “sentire una voce” non farà che aumentare il proprio dialogo mentale ansioso. Al contrario, riconoscere di essere “visivi” permette di prestare attenzione ai sogni, alle immagini che affiorano durante la meditazione o ai simboli che appaiono nel mondo esterno. La classificazione della telepatia del fisiologo russo Leonid Vassiliev mostra come la percezione possa variare in intensità e chiarezza, da sensazioni vaghe fino a esperienze quasi allucinatorie, sottolineando la natura multiforme di queste facoltà.

Trittico simbolico con una sfera di cristallo per il canale visivo, un diapason per l'auditivo e una pietra levigata per il cinestesico.

Per determinare il proprio canale primario, si può utilizzare un semplice quiz di autovalutazione basato sulle proprie preferenze mnemoniche e sensoriali. Rispondere onestamente a queste domande può rivelare la modalità con cui il vostro cervello preferisce processare le informazioni sottili. Una volta identificato il canale, è possibile allenarlo con esercizi specifici. Per un chiaroveggente, pratiche come la “lettura delle nuvole” o l’osservazione di una sfera di cristallo possono affinare la visione interiore. Per un chiaroudiente, la meditazione sul “suono del silenzio” può aiutare a isolare le voci sottili. Per un chiarosentiente, esercizi di psicometria (toccare oggetti per percepirne la storia) possono aumentare la sensibilità tattile ed emotiva.

Il seguente mini-quiz è un punto di partenza per questa auto-diagnosi. Non è un test definitivo, ma un indicatore utile per orientare la propria pratica.

  • Test visivo: Quando ricordi un evento, vedi prima immagini nitide o colori? Se sì, il tuo canale dominante è probabilmente visivo.
  • Test auditivo: Ricordi meglio le conversazioni, le parole esatte usate o i suoni ambientali di un luogo? Se sì, il tuo canale dominante è probabilmente auditivo.
  • Test cinestesico: Le tue memorie sono legate più a sensazioni fisiche (caldo, freddo, una stretta allo stomaco) o a stati emotivi intensi? Se sì, il tuo canale dominante è probabilmente cinestesico (chiarosentenza).

Perché dormire su un nodo di Hartmann vi fa svegliare stanchi e come individuarlo?

A volte, una sensazione persistente di stanchezza, irritabilità o ansia non ha un’origine psicologica, ma ambientale. Il nostro corpo è un biosensore estremamente sofisticato, costantemente in interazione con i campi elettromagnetici naturali e artificiali che ci circondano. Tra questi, le reti energetiche terrestri, come la griglia di Hartmann, giocano un ruolo significativo. Questa rete globale, simile a un reticolo, copre l’intero pianeta con linee che corrono da nord a sud e da est a ovest. I punti in cui queste linee si incrociano sono chiamati “nodi di Hartmann”.

Stazionare per lunghi periodi su uno di questi nodi, specialmente durante il sonno quando il corpo è più vulnerabile e in fase di rigenerazione, può essere fonte di stress geopatico. La ricerca nel campo della geobiologia ha evidenziato come l’energia di questi nodi possa interferire con i nostri sistemi biologici. In particolare, si distingue tra i nodi di Hartmann, che emettono un’energia “fredda” spesso associata a stanchezza cronica, debolezza e dolori reumatici, e i nodi della rete di Curry (diagonale), che generano un’energia “calda” più legata a processi infiammatori. L’esposizione prolungata a questa energia anomala stressa il sistema nervoso centrale, costringendolo a uno stato di allerta costante che può essere facilmente confuso con un disturbo d’ansia psicologico.

Se soffrite di sonno non riposante, incubi ricorrenti o vi svegliate più stanchi di quando siete andati a letto senza una ragione medica apparente, è plausibile che il vostro letto sia posizionato su un nodo geopatogeno. Individuare questi punti non richiede necessariamente l’intervento di un esperto. È possibile condurre un primo screening utilizzando la rabdomanzia, una tecnica antica che sfrutta la capacità del corpo di reagire a sottili variazioni energetiche. Con un paio di bacchette a “L”, costruibili anche in casa, è possibile mappare la propria camera da letto.

Il seguente protocollo fornisce le istruzioni base per un primo tentativo di rabdomanzia casalinga. L’obiettivo non è raggiungere una precisione millimetrica, ma identificare le “zone calde” da evitare.

Il vostro piano d’azione: Mappatura geopatogena fai-da-te

  1. Costruzione delle bacchette: Prendete due grucce metalliche da lavanderia e, con una pinza, piegatele a forma di “L”. Il lato corto (manico) dovrebbe essere di circa 15 cm e quello lungo (antenna) di circa 40 cm.
  2. Impostazione e postura: Tenete le bacchette in pugno in modo lasco, una per mano, con i gomiti aderenti ai fianchi e gli avambracci paralleli al suolo. Le antenne devono puntare in avanti, parallele tra loro.
  3. Intenzione mentale: Rilassatevi e formulate mentalmente un’intenzione chiara e precisa, come “Mostrami i nodi di Hartmann presenti in questa stanza”.
  4. Esplorazione sistematica: Iniziate da un angolo della stanza e camminate molto lentamente in linee rette, come se steste falciando un prato, coprendo tutta la superficie.
  5. Interpretazione e mappatura: Quando le bacchette si incrociano spontaneamente, avete probabilmente individuato un nodo. Quando si allargano, siete su una linea. Usate del nastro adesivo di carta per segnare a terra i punti di reazione e creare una mappa visiva della stanza.

Una volta mappata la stanza, verificate se i punti di incrocio corrispondono alla posizione del vostro letto, della scrivania o della poltrona dove passate più tempo. Un semplice spostamento dei mobili di 50-60 centimetri può fare una differenza significativa sulla qualità del sonno e del benessere generale.

Da ricordare

  • L’intuizione non è un’entità mistica ma un’abilità cognitiva, e come tale può essere analizzata e allenata con metodi razionali.
  • La distinzione cruciale tra intuito e ansia si basa sull’analisi di criteri oggettivi: qualità emotiva, orientamento temporale e manifestazione fisica.
  • La validazione sistematica delle proprie percezioni attraverso un diario strutturato è il passo fondamentale per trasformare la sensibilità da fonte di dubbio a strumento di guida affidabile.

Come iniziare a praticare la cristallomanzia con una sfera di quarzo senza affaticare la vista?

La cristallomanzia, o scrying, è una delle pratiche divinatorie più antiche, spesso circondata da un’aura di mistero e complessità. L’immagine comune è quella di un veggente che fissa intensamente una sfera di cristallo fino a vedere scene del futuro. Questo approccio, tuttavia, è non solo fuorviante ma anche controproducente. Fissare un punto luminoso o riflettente per lungo tempo provoca un notevole affaticamento oculare e può indurre immagini illusorie (fosfeni) che vengono erroneamente interpretate come visioni. L’approccio corretto alla cristallomanzia, specialmente per un principiante, è molto più sottile e si basa sulla defocalizzazione, non sulla concentrazione intensa.

La sfera di quarzo non è un televisore sul futuro, ma uno strumento di focalizzazione per la mente, un “punto bianco” che aiuta a quietare il dialogo interiore e ad accedere a stati di coscienza più profondi. La tecnica corretta è quella dello sguardo defocalizzato, simile a quello usato per vedere gli autostereogrammi (le immagini 3D nascoste nei pattern). Si guarda “attraverso” la sfera, non “nella” sfera. Questo rilassa i muscoli oculari e permette alla visione periferica e alla mente inconscia di proiettare le informazioni.

Le immagini che emergono sono raramente chiare e letterali. Spesso si manifestano come nuvole, colori, forme simboliche o flash di immagini mentali interne, non proiettate sulla sfera. L’ansia di “vedere qualcosa” è il più grande ostacolo. Se non appare nulla, non è un fallimento; è un invito alla quiete interiore. Un uso alternativo e molto efficace per i principianti è semplicemente tenere la sfera tra le mani durante la meditazione e prestare attenzione alle intuizioni, alle parole o alle sensazioni che emergono, usando il cristallo come un amplificatore energetico piuttosto che uno schermo visivo.

Per approcciare questa pratica in sicurezza ed efficacia, è essenziale seguire un protocollo che protegga sia la vista sia il proprio equilibrio psicologico. Stabilire un’intenzione chiara prima di iniziare, limitare la durata delle sessioni e concludere con un rituale di chiusura sono passaggi fondamentali per un’esperienza costruttiva.

  • Apertura rituale: Prima di iniziare, tenete la sfera e stabilite un’intenzione chiara, come “Mostrami solo ciò che è utile per il mio bene supremo e la mia comprensione”.
  • Tecnica dello sguardo defocalizzato: Posizionate la sfera su un panno scuro in un ambiente con luce soffusa. Guardate “oltre” o “attraverso” la sfera, permettendo alla vostra vista di diventare morbida e sfocata.
  • Durata della sessione: Per i principianti, una sessione non dovrebbe superare i 10-15 minuti per evitare l’affaticamento degli occhi e della mente.
  • Interpretazione aperta: Accogliete qualsiasi cosa emerga (colori, forme, sensazioni) senza giudizio. Se non emerge nulla, accettate il vuoto come un’esperienza di quiete.
  • Chiusura rituale: Al termine, ringraziate per qualsiasi intuizione ricevuta e coprite la sfera con il suo panno. Questo atto simbolico “spegne” lo strumento e chiude lo spazio sacro.

Ora che avete a disposizione una mappa e degli strumenti metodici, il passo successivo è iniziare. Scegliete uno dei protocolli descritti, quello che risuona di più con voi in questo momento, e applicatelo con la disciplina di un ricercatore per una settimana. Iniziate oggi stesso a calibrare la vostra percezione e a trasformare quella che percepivate come una vulnerabilità nel vostro più grande punto di forza.

Scritto da Elena De Sanctis, Medium sensitiva, ricercatrice parapsicologica ed esperta nell'interpretazione dei sogni. Specializzata nello sviluppo dell'intuito e nella gestione delle percezioni extrasensoriali per il benessere psicofisico.