Persona in meditazione con energia luminosa spirituale circondante in ambiente sereno
Pubblicato il Marzo 11, 2024

Nel delicato percorso del lutto, distinguere un autentico contatto spirituale da un’illusione della mente non dipende dai segnali che si ricevono, ma dall’applicazione di un protocollo di discernimento. Questo approccio non rifiuta il dubbio, ma lo trasforma in uno strumento per analizzare la qualità fenomenologica di ogni percezione, la sua vera origine (Ego o Spirito) e la sua funzione nel processo di guarigione, permettendo di trovare conforto senza cadere nell’autoinganno.

Affrontare la perdita di una persona cara è un’esperienza che scuote le fondamenta dell’esistenza. In questo vuoto, può capitare di percepire segnali inaspettati: un profumo familiare nell’aria, un brivido improvviso, un oggetto che si sposta. Immediatamente, una domanda sorge spontanea e potente: “È lui/lei, o è solo la mia mente che lo desidera così tanto da creare illusioni?”. Questa incertezza è il cuore di un dilemma profondo per chi è in lutto. Molti cercano risposte in pratiche spirituali o nella medianità, sperando di trovare un conforto tangibile, ma il timore di ingannarsi è un’ombra costante.

L’approccio comune consiste nel cercare conferme esterne, collezionando segnali e interpretandoli come prove inconfutabili. Si parla di sogni, coincidenze, piume trovate per caso. Sebbene questi elementi possano avere un significato personale, spesso non riescono a superare lo scetticismo della mente razionale, lasciando la persona in un limbo di speranza e frustrazione. Si rischia di oscillare tra una fede cieca e un dubbio corrosivo, senza mai raggiungere una vera pace interiore.

E se la chiave non fosse cercare più segnali, ma imparare a usare un metodo più rigoroso per analizzare quelli che già arrivano? Questo articolo propone un cambio di prospettiva: non negare il dubbio, ma usarlo come un bisturi. Invece di concentrarci sul “cosa” percepiamo, ci focalizzeremo sul “come” lo percepiamo. Adotteremo un protocollo di discernimento sensibile ed etico, un vero e proprio percorso di auto-analisi per distinguere la voce quieta dello spirito dal rumore assordante del nostro desiderio e della nostra ansia. Non si tratta di avere “doni” speciali, ma di coltivare una consapevolezza più profonda.

Esploreremo insieme come riconoscere i canali percettivi, come creare un’intenzione chiara prima di ogni connessione e, soprattutto, come valutare la natura e la funzione di ogni messaggio. L’obiettivo è trasformare l’incertezza da fonte di angoscia a strumento di chiarezza, per permettervi di onorare il legame con i vostri cari in un modo che sia autentico, curativo e che vi aiuti ad andare avanti, non a rimanere intrappolati nel passato.

Per guidarvi in questo delicato processo di apprendimento, abbiamo strutturato l’articolo in diverse tappe fondamentali. Ogni sezione affronterà un aspetto specifico del discernimento, fornendovi strumenti pratici e riflessioni per costruire il vostro personale protocollo di validazione interiore.

Perché sentite improvvisi brividi o profumi inspiegabili in momenti specifici della giornata?

I segnali sensoriali come brividi, carezze d’aria fredda o la percezione di un profumo specifico sono tra le manifestazioni più comuni riportate da chi vive un lutto. Spesso liquidate come suggestioni, queste esperienze hanno una loro “qualità fenomenologica” che merita un’analisi attenta. Il punto non è solo percepire un odore, ma notare la sua natura: è apparso dal nulla, in un luogo chiuso e senza alcuna fonte logica? Era il profumo esatto e inconfondibile del vostro caro? Queste percezioni, quando sono “intrusive” e slegate dal contesto, hanno un peso probatorio maggiore rispetto a un vago sentore che potrebbe essere attribuito a mille altre cause.

La testimonianza di persone inizialmente scettiche, come professionisti e medici, che si sono trovate a vivere queste esperienze, ci insegna a non liquidarle come follia. La Dott.ssa Elisa Methus, ad esempio, racconta di come dopo la morte del figlio ha iniziato a vivere esperienze che la sua mente razionale non poteva spiegare, superando lo scetticismo iniziale. L’invito è quello di non credersi pazzi, ma di approcciare questi fenomeni con curiosità e apertura, documentandoli. Tenere un diario di queste percezioni, annotando ora, luogo e circostanze, aiuta a riconoscere eventuali schemi e a distinguere un evento casuale da un segnale ricorrente e significativo.

Per comprendere meglio la natura di queste sensazioni, l’immagine seguente cattura l’essenza fisica di un brivido, un momento in cui il corpo reagisce a uno stimolo invisibile, traducendo un’esperienza sottile in una manifestazione tangibile.

Macro dettaglio di pelle d'oca con luce soffusa dorata che accarezza la superficie

Come potete vedere, la reazione fisica è innegabile. Il vero lavoro di discernimento inizia ora: invece di chiedere “È reale?”, chiedetevi “Cosa stavo facendo o pensando un attimo prima?”. Spesso, i contatti più autentici avvengono quando la nostra mente è distratta, occupata in altro, e non quando stiamo disperatamente cercando un segno. È proprio questa natura inaspettata e spontanea a costituire il primo, importante criterio di validazione. Il messaggio non arriva per rispondere a un nostro desiderio, ma irrompe con una sua autonomia.

Accogliere queste manifestazioni senza paura e senza un’immediata richiesta di significato è il primo passo per creare un canale di comunicazione più pulito e affidabile. La chiave è osservare, non interpretare subito.

Come creare uno scudo energetico prima di provare qualsiasi esercizio di connessione?

Prima di tentare attivamente di stabilire un contatto, è fondamentale preparare il proprio stato interiore. L’idea di uno “scudo energetico” non va intesa come un atto di difesa contro entità ostili, ma come la creazione di uno spazio sacro e intenzionale. È un atto di sintonizzazione di frequenza, che serve a chiarire con chi desiderate comunicare e a filtrare il rumore di fondo, inclusa la vostra stessa ansia. Senza questa preparazione, il rischio è di entrare in uno stato di ricettività passiva, dove la mente, desiderosa di risposte, può facilmente proiettare ciò che vuole sentire.

Un protocollo di sintonizzazione non richiede rituali complessi, ma atti semplici e consapevoli. L’obiettivo è passare da uno stato di ricerca ansiosa a uno di invito calmo e centrato. Ecco alcuni passaggi pratici per creare questa intenzione focalizzata:

  • Ancoraggio fisico: Tenere tra le mani un oggetto appartenuto al vostro caro (un anello, un orologio, una lettera) può aiutare a focalizzare l’energia e l’intenzione in modo preciso.
  • Attivazione sensoriale: Utilizzare un olio essenziale o un profumo che vi ricorda la persona serve a sintonizzare i vostri sensi su una “frequenza” specifica, rafforzando il legame affettivo e mnemonico.
  • Dichiarazione d’intento: Esprimere ad alta voce, con calma e fermezza, la vostra intenzione. Per esempio: “Invito l’energia e l’amore di [Nome del caro] a connettersi con me, per il mio massimo bene e la mia guarigione. Chiedo che solo la sua energia amorevole si avvicini”. Questa dichiarazione agisce come un filtro.
  • Visualizzazione protettiva: Immaginate una bolla di luce bianca o dorata che vi avvolge completamente. Questa non è una fortezza, ma una membrana permeabile solo all’energia che avete invitato.

Questo processo è essenziale per rispondere alla legittima preoccupazione sulla “pericolosità” del contatto. Il pericolo non risiede tanto in forze esterne, quanto nella nostra stessa confusione. Creare un’intenzione chiara e un ambiente protetto assicura che qualsiasi percezione successiva possa essere valutata con maggiore lucidità, sapendo di aver fatto il possibile per escludere le interferenze della nostra stessa paura o del nostro desiderio ossessivo.

Questa pratica non garantisce un contatto, ma garantisce che voi siate nel miglior stato possibile per riceverlo e, soprattutto, per analizzarlo correttamente qualora avvenisse.

Vedere o sentire: quale canale percettivo è più sviluppato in voi e come potenziarlo?

Non tutti percepiamo le informazioni sottili allo stesso modo. Come abbiamo cinque sensi fisici, così esistono diversi canali percettivi “psichici” o intuitivi. Riconoscere il proprio canale dominante è un passo fondamentale nel protocollo di discernimento. Se vi aspettate una visione (chiaroveggenza) quando il vostro punto di forza è in realtà una sensazione interiore (chiarosentienza), potreste non riconoscere un messaggio autentico quando arriva. Confondere i canali è come cercare di ascoltare una radio sintonizzandosi sulla frequenza sbagliata: si sente solo fruscio.

I principali canali percettivi sono la chiaroveggenza (vista interiore, sogni vividi), la chiaroudienza (udito interiore, sentire parole o suoni), la chiarosentienza (sensazione fisica o emotiva, come un brivido o un’emozione improvvisa) e la chiaroconoscenza (un sapere improvviso e inspiegabile). Una ricerca sui vissuti soggettivi di contatto ha dimostrato che la comunicazione è spesso multisensoriale; secondo lo studio, il 91% delle persone non ha dubbi sull’identità del caro che si è manifestato, proprio grazie a questa ricchezza di segnali combinati. Tuttavia, solitamente uno di questi canali agisce come “porta d’ingresso” principale.

Per aiutarvi a identificare e comprendere il vostro canale dominante, la tabella seguente offre un confronto dettagliato. Comprendere queste differenze è il primo passo per smettere di cercare segnali nel modo sbagliato e iniziare a riconoscere quelli che sono già presenti.

Confronto tra canali percettivi psichici e loro caratteristiche
Canale Percettivo Caratteristiche Come si Manifesta Esercizio di Potenziamento
Clairvoyance (Vista) Visioni mentali, immagini simboliche Flash visivi, sogni vividi Visualizzare dettagli di una stanza a occhi chiusi
Clairaudience (Udito) Voci interiori, suoni sottili Parole, melodie, rumori Isolare strumenti singoli in brani orchestrali
Clairsentience (Sensazione) Percezioni fisiche ed emotive Brividi, pressioni, emozioni improvvise Meditazione sul respiro e sensazioni corporee
Claircognizance (Conoscenza) Sapere immediato senza fonte Certezze improvvise, intuizioni Journaling delle intuizioni quotidiane

Per capire quale canale è più sviluppato in voi, ponetevi alcune domande: quando pensate a una persona, ricordate più facilmente il suo viso (vista) o il timbro della sua voce (udito)? Le vostre intuizioni più forti arrivano come un’immagine, una frase che “sentite” nella testa, un’emozione viscerale o un’improvvisa certezza? Rispondere a queste domande vi darà un’indicazione preziosa su dove focalizzare la vostra attenzione. Un messaggio potrebbe essere lì per voi, ma state semplicemente “guardando” nella direzione sbagliata.

Potenziare il vostro canale non significa “forzare” le percezioni, ma semplicemente imparare a riconoscere la lingua in cui la vostra intuizione già vi parla.

L’errore di vivere nel passato cercando costantemente contatti che impediscono di andare avanti

La ricerca di un contatto con un caro defunto nasce da un bisogno d’amore e di conforto del tutto legittimo. Tuttavia, esiste una linea sottile tra una connessione sana, che aiuta a elaborare il lutto, e una dipendenza spirituale che blocca il processo di guarigione. Quando la ricerca di messaggi diventa un’ossessione quotidiana, un modo per evitare il dolore del presente e le responsabilità della vita, il contatto cessa di essere curativo e diventa una catena che lega al passato. I messaggi autentici, per loro natura, dovrebbero infondere forza, pace e la spinta a vivere pienamente, non a ritirarsi dal mondo.

Il filosofo Davide Sisto, esperto di “digital death”, evidenzia una pressione sociale che può esacerbare questo problema. In una società che richiede di essere performativi e che mostra imbarazzo di fronte al trauma del lutto, rifugiarsi in una comunicazione costante con l’aldilà può sembrare l’unica via per sentirsi compresi. Come sottolinea:

Man mano che ci si allontana dal giorno della morte del proprio caro, si è costretti a essere performativi sul piano lavorativo e le altre persone manifestano imbarazzo nei confronti degli effetti traumatici del lutto

– Davide Sisto, Filosofo esperto di digital death

Questa pressione può spingere a cercare un conforto che il mondo dei vivi sembra negare. È quindi cruciale essere onesti con se stessi sulla funzione che la ricerca di contatto sta avendo nella nostra vita. Serve a sentirci meno soli nel nostro dolore o a evadere dal compito di reintegrarlo nella nostra esistenza? Un contatto sano lascia un senso di pace e completezza, mentre una ricerca dipendente lascia un vuoto ancora più grande e un bisogno costante di “un altro segno”.

Il vostro piano d’azione: distinguere connessione sana da dipendenza spirituale

  1. Punto di contatto: dopo un presunto contatto, valutate come vi sentite. Più forti, sereni e capaci di affrontare la giornata, o più bisognosi e nostalgici?
  2. Analisi del messaggio: i messaggi che ricevete (o credete di ricevere) vi spingono a prendervi cura di voi stessi e dei vostri impegni, o vi offrono solo un conforto passivo che vi mantiene immobili?
  3. Controllo di frequenza: la ricerca di un contatto è un pensiero costante, quotidiano, che occupa la maggior parte delle vostre energie? Questo può indicare una tendenza alla dipendenza.
  4. Confronto con la realtà: state evitando responsabilità terrene, relazioni o decisioni importanti nella speranza di ricevere una “guida” dall’aldilà per ogni piccola cosa?
  5. Valutazione del processo di lutto: questa connessione sta facilitando l’elaborazione del dolore e l’accettazione della perdita, o la sta bloccando, mantenendovi in una fase di negazione o di attesa?

L’obiettivo non è smettere di amare o ricordare, ma assicurarsi che il legame con chi non c’è più sia una risorsa che arricchisce la vita, non un’ancora che impedisce alla vostra barca di navigare.

Quando un dettaglio è davvero probante: nomi, date o ricordi che solo voi potevate sapere

Siamo giunti al cuore del discernimento: la qualità della prova. Un messaggio vago come “sto bene” o “ti voglio bene” può facilmente essere una proiezione del nostro desiderio. Un vero dettaglio probante, invece, ha caratteristiche precise che lo rendono difficile da inventare. Si tratta di informazioni specifiche, a volte apparentemente irrilevanti, che solo voi e il vostro caro potevate conoscere. Potrebbe essere il soprannome che usavate in privato, il ricordo di un dettaglio insignificante di una vacanza, o un riferimento a un oggetto dimenticato in un cassetto.

La ricerca scientifica su queste esperienze, per quanto controversa, si concentra proprio su questi elementi. Studi condotti su persone che hanno avuto contatti spontanei evidenziano che nel 63% dei casi studiati il legame affettivo era molto forte e le esperienze includevano dettagli specifici, come la menzione di abiti preferiti o di ricordi condivisi. La domanda centrale che si pone la ricerca è se questi dettagli siano generati dal cervello in lutto o siano un’iniziativa autentica del defunto. Un dettaglio probante è spesso strano, fuori contesto e non risponde a un bisogno emotivo immediato. Se desiderate sentirvi dire “sono fiero di te” e invece ricevete l’immagine mentale di un paio di calzini a righe che avevate regalato al vostro caro e che lui odiava, quel dettaglio ha un peso maggiore, proprio perché non è ciò che il vostro Ego vorrebbe sentire.

Queste vecchie fotografie simboleggiano la natura di questi dettagli: ricordi sepolti, frammenti di vita vissuta che riemergono in modo inaspettato, portando con sé un’autenticità difficile da replicare.

Mani che tengono delicatamente vecchie fotografie sfocate con luce naturale dalla finestra

Per distinguere un dettaglio probante da una suggestione, è utile considerare la sua origine. Il nostro Ego tende a produrre informazioni che ci confortano o che confermano le nostre speranze. Lo Spirito, o un’entità esterna, comunica spesso attraverso simboli o dettagli che al momento possono sembrare senza senso, ma che poi, a una verifica, si rivelano esatti. La tabella seguente riassume questa differenza cruciale.

Differenze tra dettagli probanti e suggestioni mentali
Tipo di Dettaglio Caratteristiche Livello di Probanza
Dettaglio dell’Ego Qualcosa che desideriamo sentire Basso – possibile proiezione
Dettaglio dello Spirito Strano, irrilevante, dimenticato Alto – difficile da inventare
Prova Letterale Nome, data, fatto verificabile Medio-Alto se specifico
Prova Simbolica Simbolo ricorrente personale Alto se ripetuto e inaspettato
Cluster di Dettagli 3+ dettagli convergenti Molto Alto – supera coincidenza

Invece di cercare conferme emotive, allenatevi a diventare dei “detective del dettaglio”. È lì che si nasconde la differenza tra credere e sapere.

Come ascoltare la voce interiore senza confonderla con il dialogo mentale ossessivo?

Una delle sfide più grandi nel discernimento è distinguere la “voce” calma e neutra di un’intuizione o di un messaggio spirituale dal “rumore” incessante del nostro dialogo mentale. La mente, soprattutto durante il lutto, tende a essere iperattiva, ansiosa e ripetitiva. Crea loop di pensieri, analizza, giudica e si preoccupa. Un messaggio autentico, al contrario, ha una qualità completamente diversa: è spesso conciso, arriva come un’informazione neutra e non è carico di emotività. Non urla per farsi sentire; semplicemente, “è”.

Il dialogo mentale è rumoroso, giudicante e spesso usa imperativi come “devi” o “avresti dovuto”. La voce interiore, o dello Spirito, è invece pacifica, non giudicante e offre prospettive nuove. Per esempio, il dialogo mentale potrebbe ripetere ossessivamente: “È colpa mia, avrei dovuto fare di più”. Una vera intuizione spirituale potrebbe invece suggerire, con calma: “L’amore che c’era è ancora qui”. La prima è una spirale che genera sofferenza, la seconda è un’informazione che apre alla pace.

Un test molto efficace per distinguere le due voci è prestare attenzione alla risposta del nostro corpo. Il dialogo mentale ossessivo crea tensione: spalle rigide, stomaco chiuso, respiro corto. Un’intuizione autentica, anche se comunica una verità difficile, genera una sensazione di apertura, di calma nel petto, o un rilassamento fisico. Il corpo non mente. Quando arriva un pensiero o un’informazione, chiudete gli occhi per un istante e chiedetevi: “Dove sento questo nel mio corpo? Mi sta contraendo o mi sta aprendo?”.

La seguente tabella riassume le differenze chiave per aiutarvi a identificare quale “stazione radio” state ascoltando. Imparare a riconoscere queste qualità è come imparare a distinguere la voce di un amico in una stanza affollata.

Tabella comparativa tra voce interiore e dialogo mentale
Caratteristica Voce Interiore (Spirito) Dialogo Mentale (Mente)
Qualità Calma, neutra, concisa Rumorosa, ripetitiva, analitica
Emozione Non giudicante, pacifica Emotivamente carica, ansiosa
Contenuto Prospettive nuove, intuizioni Loop di pensieri, giustificazioni
Risposta corporea Apertura nel petto, calma Tensione, stomaco chiuso
Grammatica Domande gentili, informazioni neutre Imperativi, ‘devi’, ‘dovresti’

Il silenzio non è l’assenza di suono, ma la capacità di distinguere la melodia dal rumore. La vostra vera guida interiore parla a bassa voce; dovete solo imparare a zittire il resto per poterla ascoltare.

Ego o Spirito: quale voce state ascoltando quando avete un’intuizione improvvisa?

Ogni intuizione, ogni “messaggio” che percepiamo, ha uno scopo. Identificare questo scopo è il test definitivo per riconoscerne la fonte: l’Ego o lo Spirito. La voce dell’Ego è motivata dalla paura, dal bisogno di controllo, dal desiderio di avere ragione e di proteggere la propria immagine. Cerca conforto immediato, anche a costo della verità. La voce dello Spirito, invece, è motivata dalla crescita, dall’amore incondizionato e dalla ricerca dell’autenticità. Spesso ci spinge verso una verità scomoda, ma liberatoria.

L’Ego vi dirà ciò che volete sentirvi dire: “Non è stata colpa tua”, “Sei una vittima delle circostanze”, “Resta dove sei, è più sicuro”. Queste frasi offrono un sollievo temporaneo, ma non risolvono il problema di fondo. Lo Spirito, al contrario, potrebbe sussurrare: “Qual è la tua parte di responsabilità in questo?”, “Cosa puoi imparare da questa esperienza?”, “È tempo di perdonare per poter andare avanti”. Questi messaggi richiedono coraggio e introspezione, ma portano a una pace duratura.

Una medium, analizzando retrospettivamente le migliaia di contatti avuti, ha riportato una costante toccante: moltissimi defunti si pentivano di non aver seguito la propria vocazione in vita per compiacere gli altri. Questo ci insegna che la vera “direttiva” spirituale spinge sempre verso l’essere se stessi, verso la propria verità più profonda, non verso la conformità o la via più facile. Se un’intuizione vi spinge a rimanere nella vostra zona di comfort, a incolpare gli altri o a crogiolarvi nell’autocommiserazione, è molto probabile che sia una costruzione dell’Ego. Se invece vi sfida, vi chiede di essere migliori, di amare di più, di rischiare per la vostra felicità, allora state ascoltando una guida più elevata.

Per fare questa distinzione, analizzate le conseguenze delle vostre intuizioni passate. Quelle che vi hanno portato a un sollievo immediato ma vi hanno lasciato punto e a capo, erano dell’Ego. Quelle che all’inizio vi hanno spaventato ma che, una volta seguite, vi hanno portato a una maggiore libertà e autenticità, erano dello Spirito. Un’intuizione spirituale non è mai fine a se stessa; è sempre informativa e orientata all’azione evolutiva.

Chiedetevi sempre: “Questo pensiero, questa sensazione, mi sta rendendo più piccolo e impaurito, o più grande e coraggioso?”. La risposta a questa domanda è la bussola più affidabile che possedete.

Da ricordare

  • La distinzione tra contatto reale e proiezione mentale si basa su un protocollo di auto-analisi, non sulla semplice raccolta di segnali.
  • Ogni percezione va valutata per la sua “qualità fenomenologica”: un segnale autentico è spesso inaspettato, neutro e slegato da un desiderio cosciente.
  • La funzione di un messaggio è un criterio chiave: una comunicazione sana infonde pace e spinge alla crescita, mentre una ricerca dipendente crea bisogno e mantiene bloccati nel passato.

Come distinguere una percezione extrasensoriale da una semplice ansia immotivata?

Nel percorso del lutto, l’ansia è una compagna quasi costante. È facile confondere uno stato di allerta ansioso, che ci fa sentire “strani” o a disagio, con una percezione extrasensoriale (ESP). Tuttavia, anche qui, la qualità fenomenologica è radicalmente diversa. L’ansia è vaga, generalizzata e paralizzante. È un rumore di fondo che dice “qualcosa non va”, senza specificare cosa. Una percezione ESP, invece, è specifica, concreta e informativa. Non paralizza, ma informa per un’eventuale azione. L’interesse per questi temi è vastissimo; un sondaggio del 2014 ha rivelato che circa il 75% delle persone crede che la vita continui dopo la morte, rendendo ancora più cruciale fornire strumenti di discernimento chiari.

Immaginate di essere in una stanza e di provare un’improvvisa inquietudine. Se è ansia, la sensazione rimarrà un malessere indefinito, accompagnato da pensieri catastrofici e circolari. Se è una percezione, potrebbe essere seguita da un’informazione precisa, come l’immagine mentale di un rubinetto lasciato aperto al piano di sopra. La prima è un’emozione che si autoalimenta, la seconda è un dato che può essere verificato. L’ansia si focalizza su scenari futuri negativi e ipotetici (“E se succedesse che…?”), mentre la percezione si riferisce a qualcosa di presente o imminente in modo neutro.

Quando vi trovate in uno stato di allerta e non capite se sia ansia o percezione, un protocollo di “messa a terra” può fare miracoli per portare chiarezza. Invece di perdervi nel turbine dei pensieri, riportate la vostra attenzione al corpo e all’ambiente circostante. La tecnica 5-4-3-2-1 è estremamente efficace: nominate a mente 5 cose che potete vedere, 4 cose che potete sentire a livello tattile (i piedi sul pavimento, il tessuto dei vestiti), 3 suoni che potete udire, 2 odori che potete percepire e 1 sapore che avete in bocca. Questo esercizio costringe il cervello a uscire dalla modalità “panico” e a rientrare nel momento presente.

Una volta calmato il sistema nervoso, potete porre una domanda chiara al vostro sé superiore: “Se questa sensazione è un’informazione utile, ti chiedo di rendermela comprensibile e specifica. Altrimenti, ti chiedo di lasciarla andare”. Spesso, l’ansia si dissolve con la messa a terra, mentre un’informazione autentica persiste o si chiarisce, diventando un’intuizione concreta e utilizzabile.

Per trasformare questo concetto in uno strumento pratico, è importante padroneggiare il protocollo per distinguere l'ansia da una percezione autentica.

Imparare a discernere queste due stati interiori non solo vi aiuterà nella comunicazione spirituale, ma migliorerà drasticamente la qualità della vostra vita quotidiana, permettendovi di rispondere alle vere informazioni invece di reagire al falso allarme dell’ansia.

Scritto da Elena De Sanctis, Medium sensitiva, ricercatrice parapsicologica ed esperta nell'interpretazione dei sogni. Specializzata nello sviluppo dell'intuito e nella gestione delle percezioni extrasensoriali per il benessere psicofisico.